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6 marzo 2014

L’ombra lunga della Nato su Vicenza

Secondo un noto opinionista di un noto giornale italiano finchè l’Europa si presenterà al resto del mondo come il cavallo di troia che gli statunitensi utilizzano per piazzare basi e centri di eccellenza dai nomi più improbabili ma dagli obiettivi assai evidenti di intelligence e pronto intervento nelle vicende di altri paesi, allora la sua politica estera sarà sempre poco credibile anzi sospetta. E questa ambiguità potrà essere fugata solo uscendo dalla Nato. Parola di Sergio Romano sul Corriere della sera a commento delle vicende in Georgia prima ed in Ucraina adesso.

Un’articolazione di questa sciagurata sottomissione alla Nato, ossia agli Usa, trova nella nostra città una particolare applicazione, per non dire un accanimento compulsivo con l’installazione annunciata in forme solenni dal sindaco Variati a Palazzo Trissno. Con alate parole di pace egli ha benedetto un altro centro di eccellenza chiamato Coe che sta per Nato Stabiliy Policing Centre of Excellence, ossia uno strumento per addestrare poliziotti di paesi instabili e bisognosi di aiuti "umanitari" da parte di chi poi intende raccoglierne i tesori (energetici, minerari, finanziari) . Dopo il Coespu e la Gendarmeria europea,anche il Coe sarà ospitato alla caserma Chinotto, ma assieme alle due basi Usa, al sito Pluto, al comando Africom, ai depositi sui colli berici fa di Vicenza la città più militarizzata d’Europa: un primato ed una condizione che a differenza di qualche altra come quella relativa ai nomadi non è stata nè anailizzata nè discussa e rantomeno decisa dalla città.

L’installazione è stata decisa dopo mesi di pratiche e trattative top secret che hanno coinvolto 22 paesi del patto atlantico più alcuni altri dell’est europa, del nord africa e del medio oriente ma non dalla comunità vicentina che solo a decisione presa è stata informata attraverso un discorsetto del sindaco Variati che ha approvato l’intera ’operazione quasi come un omaggio alla città palladiana. Mentre ancora si sta parlando di improbabili compensazioni per le precedenti devastazioni militari, alla città vengono assegnati nuovi corpi militari e ulteriori funzioni di intervento intrusivo se non aggressivo. Così come per le decisioni finanziarie e bancarie, questa politica è tutta decisa fuori e dall’alto in centri strategici di comando che non stanno né a Vicenza, né in Italia e nemmeno nelle istituzioni politiche di questa Europa.

Anche noi vogliamo uscire da questo cono d’ombra che toglie sovranità, trasparenza e democrazia senza apportare benessere e pace effettiva. Per questo continueremo a contrastare le servitù militari a Vicenza e in Italia e ci battiamo per un’altra Europa, capace di una politica economica diplomatica e di difesa autonoma e indipendente.

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