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Franco Serantini

anarchico di vent'anni ucciso dalla polizia a Pisa nel 1972

 

Franco Serantini venne abbandonato in orfanotrofio, dove rimase fino all'età di due anni quando venne adottato da una coppia senza figli. Dopo la morte della madre adottiva fu dato in affidamento ai "nonni materni", con i quali visse, a Campobello di Licata in Sicilia, fino al compimento dei nove anni quando verrà trasferito di nuovo in un istituto d'assistenza a Cagliari.

Nel 1968 è inviato all'Istituto per l'osservazione dei minori di Firenze e da qui, pur senza la minima ragione di ordine penale, destinato al riformatorio di Pisa "Pietro Thouar" in regime di semilibertà, consistente nel mangiare e dormire in istituto. A Pisa, dopo la licenza media alla scuola statale Fibonacci, frequenta la scuola di contabilità aziendale. Con lo studio e la conoscenza di nuovi amici incomincia a guardare il mondo con occhi diversi e ad avvicinarsi all'ambiente politico della sinistra frequentando le sedi delle Federazioni giovanili comunista e socialista, passando da Lotta continua fino ad approdare, nell'autunno del 1971, al gruppo anarchico "Giuseppe Pinelli"

 

Insieme a tanti altri compagni è impegnato in tutte le iniziative sociali di quegli anni, come l'esperienza del "Mercato rosso" nel quartiere popolare del Cep, in molte azioni antifasciste e, infine, nell'accesa discussione che la candidatura di protesta di Pietro Valpreda ha innescato nel movimento anarchico. Il 5 maggio 1972 partecipa al presidio antifascista indetto da Lotta continua a Pisa contro il comizio dell'on. Beppe Niccolai del Movimento Sociale Italiano. [Nota di uno presente ai fatti e che ha assistito all'inizio degli scontri : Nella settimana precedente il comizio Lotta Continua affigge in tutta Pisa un manifesto dal titolo "Cascasse il mondo su un fico, Niccolai non parlerà" ed invita tutti i gruppi cosiddetti extra-parlamentari ad impedire, non solo a presidiare, il comizio di Niccolai. Alcuni gruppi rigettano questa linea e allora Lotta Continua, da sola, a freddo, attacca la polizia che difende il comizio. La polizia reagìsce e quindi ...] Il presidio viene duramente attaccato dalla polizia; durante una delle innumerevoli cariche Franco viene circondato da un gruppo di celerini del Secondo e del Terzo plotone della Terza compagnia del I Raggruppamento celere di Roma, sul lungarno Gambacorti, e pestato a sangue.

Successivamente viene trasferito prima in una caserma di polizia e poi al carcere Don Bosco, dove, il giorno dopo, viene sottoposto ad un interrogatorio, durante il quale manifesta uno stato di malessere generale che il Giudice e le guardie carcerarie e il medico dottor Mammoli del carcere non giudicano serio.

 

Il 7 maggio, dopo due giorni di agonia, Serantini viene trovato in coma nella sua cella e trasportato al pronto soccorso del carcere. Muore alle 9,45.

Il pomeriggio dello stesso giorno le autorità del carcere cercano di ottenere dal Comune l'autorizzazione al trasporto e al seppellimento del cadavere. L'ufficio del Comune rifiuta, mentre la notizia della morte di Serantini si diffonde in tutta la città. Luciano Della Mea, antifascista e militante storico della sinistra pisana, decide insieme all'avvocato Massei di costituirsi parte civile. Il giorno dopo si svolge l'autopsia: l'avvocato Giovanni Sorbi esce dalla sala dell'obitorio dell'Ospedale di Santa Chiara e ricorda:

«È stato un trauma assistere all'autopsia, veder sezionare quel ragazzo che conoscevo. Un corpo massacrato, al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Tutto imbevuto di sangue. Non c'era neppure una piccola superficie intoccata. Ho passato una lunga notte di incubi »

 

I suoi funerali il 9 maggio 1972 vedono una grande partecipazione popolare. In piazza S. Silvestro il 13 maggio 1972 dopo una manifestazione indetta da Lotta continua con un comizio conclusivo di Gianni Landi per gli anarchici e di Adriano Sofri per Lotta continua viene apposta all'ingresso del palazzo Thouar, che è stata l'ultima abitazione di Franco, una lapide in suo ricordo. Le manifestazioni e le iniziative per ricordare Serantini si rinnovano, anno dopo anno, a Torino gli viene dedicata una scuola, nel 1979 a Pisa nasce la biblioteca omonima e nel 1982 in piazza S. Silvestro, viene inaugurato un monumento donato dai cavatori di Carrara.

Le indagini per scoprire i responsabili della morte di Serantini si arrestarono a breve. Ma la vicenda di Serantini rimane all'attenzione dell'opinione pubblica: attraverso una costante campagna stampa dei giornali di area e infine del libro di Corrado Stajano, Il sovversivo. Vita e morte dell'anarchico Serantini, uscito nel 1975, si è potuto conoscere e mantenere in vita la memoria di un ragazzo. Nel 1977 il dottor Mammoli, medico del carcere Don Bosco, responsabile di non aver preso seriamente in esame Franco Serantini che accusava forti dolori alla testa causa una forte emorragia interna al cranio, venne ferito seriamente; il ferimento venne rivendicato da Azione Rivoluzionaria (gruppo armato che operava in quegli anni).