Guarda il video: https://youtu.be/ibua11dKLuM

 

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Giovedì 20 Agosto 2015

 

USA, la polizia uccide ancora: notte di rivolta a St. Louis

 

Esattamente un anno fa, il 19 agosto, la polizia di St. Louis, Missouri, sparava al 25enne afroamericano Kajieme Powell uccidendolo sul colpo. Powell ha avuto 23 secondi per rendersi conto cosa stava accadendo nel momento in cui due poliziotti gli hanno puntato contro le pistole, dopodiché è stato colpito a morte. L’omicidio avvenne esattamente dieci giorni dopo l’omicidio di Michael Brown a Ferguson (che si trova proprio nella contea di St. Louis), evento scatenante della durissime proteste contro gli abusi di polizia che, nei mesi successivi, contribuirono alla nascita del movimento Black Lives Matter.

Nella giornata di ieri le forze di polizia di St. Louis hanno dimostrato come, ad un anno di distanza, niente sia cambiato per le comunità black dell’america obamiana. A cadere sotto i colpi degli agenti questa volta è stato un giovane di appena 18 anni, Mansur Ball-Bey, ucciso proprio nelle ore in cui decine di persone scendevano in strada chiedendo giustizia per l’omicidio di Kajieme Powell – caso sul quale la polizia sta ancora indagando (ma, allo stesso tempo, proteggendo e coprendo i due assassini in divisa). Con la morte di ieri ammontano a 732 le persone uccise dalla polizia statunitense nel solo 2015; un dato in crescita rispetto allo scorso anno e che palesa come, nonostante le rassicurazioni della Casa Bianca e i tentativi di cooptazione, il terrore poliziesco sia – ancora una volta – lo strumento con il quale il potere tenta di controllare e sottomettere la popolazione black.

 

Le immediate proteste che sono esplose in seguito alla morte di Mansur Ball-Bey hanno infatti trovato la durissima risposta di esercito e forze dell’ordine, che non hanno esitato a schierarsi in maniera massiccia (“un esercito di occupazione”, lo hanno definito gli attivisti di BLL presenti) nei quartieri attraversati dalle manifestazioni. Si può infatti individuare una controtendenza nell’utilizzo dei mezzi repressivi rispetto allo scorso anno: se a Ferguson e Baltimora i tentativi di monitorare e placare le proteste nei primi giorni erano palesi (anche attraverso l’intercessione di pastori e personalità di rilievo nelle comunità) negli ultimi mesi è palese la volontà di utilizzare subito una linea dura che passa tramite la militarizzazione del territorio, l’utilizzo di gas e l’arresto indiscriminato dei manifestanti.

 

Il duro intervento della polizia ha quindi provocato rivolte e riot in diversi quartieri della città, dove delle auto sono state date alle fiamme insieme ad alcune abitazioni disabitate. Il bilancio delle proteste è, infine, di almeno 9 arresti secondo la polizia (ma potrebbero essere molti di più) e numerosi feriti, perlopiù intossicati dai numerosi gas lacrimogeni (di tipologie differenti, come dimostra questa foto) lanciati dagli agenti in assetto antisommossa. Al momento le proteste sembrano essere cessate, ma per la giornata di domani sono previste mobilitazioni anche a Indianapolis, Kansas City e Cleveland, anche se è oramai evidente come il ciclo apertosi lo scorso anno a Ferguson non possa trovare soluzione se non in una mobilitazione costante che riporti l’attenzione sugli abusi quotidiani e sistematici delle forze dell’ordine.

http://popoffquotidiano.it/

20 agosto 2015

 

Usa, la polizia bianca spara e uccide un giovane nero. Ancora

di Francesco Ruggeri

 

Succede ancora a St.Louis, Missouri, a un anno dall’omicidio di Michael Brown nel sobborgo di Ferguson. La vittima un diciottenne afroamericano

 

Uno sparo fatale su un adolescente nero da parte di poliziotti bianchi ha nuovamente scatenato rivolte di rabbia per le strade di St. Louis, Missouri. Riporta l’Indipendent che tensioni razziali eccezionalmente elevate continuano a correre nello stato degli Usa, a un anno dall’omicidio del teen ager nero Michael Brown a Ferguson.

Nove persone sono state arrestate la scorsa notte dopo le proteste scoppiate in tutta la città con tanto di mattoni e bottiglie di vetro lanciate verso gli agenti di polizia, allineati in tenuta antisommossa, e costretti a lanciare a loro volta gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Il capo della polizia locale,Sam Dotson, ha raccontato che il ragazzo sarebbe fuggito con un altro uomo quando i suoi uomini stavano presentando un mandato di perquisizione «alla ricerca di armi, di criminali violenti, di persone che avevano commesso crimini nel quartiere».

Due agenti bianchi, 29 e 33 anni, avrebbero intimato ai fuggiaschi di fermarsi e hanno sparato quattro volte fino ad uccidere il diciottenne Mansur Ball-Bey che sarebbe stato munito di un pistola.

Continua lo stillicidio di omicidi da parte di poliziotti bianchi contro giovani sottoproletari neri. Lo scorso anno, dopo le rivote di Ferguson, le organizzazioni delle minoranze etniche avevano provato a ragionare su un fronte comune per arginare la repressione. Ma intanto lo scenario a cui si assiste è quello che statisti del calbro di Salvini auspicano anche per l’Italia ostacolando ogni blando tentativo di ratificare il reato di tortura come reato tipico dei pubblici ufficiali.

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