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15 marzo 2015

 

La sfida del nostro tempo

di Stefania Ragusa

 

Educare i figli alla multiculturalità, utilizzando tutti gli strumenti disponibili. Oggi è questa la vera sfida in un Paese come il nostro, multiculturale a sua insaputa.

Ce lo ricorda Martina Zanchi nel pezzo di apertura, dedicato ai cosiddetti bambini afroitaliani e orientato a smorzare le polemiche, spesso pretestuose, che mettono in contrapposizione persone che, pur mantenendo le proprie specificità e convinzioni, avrebbero tutto l’interesse a collaborare. E’ un vizio ricorrente. A sinistra, tra gli antirazzisti, tra gli ambientalisti e anche tra i genitori di bambini misti: impegnarsi allo spasimo per sbeffeggiare e rimuovere quelli che potrebbero essere compagni di strada, in nome di un’improbabile superiorità teorica o di una maggiore anzianità di prassi. E’ un vizio che giova a pochissimi (in genere ai capipopolo che devono giustificare il proprio status) ma danneggia le cause comuni.

Educare alla multiculturalità, in fondo, vuol dire anche educare a comprendere e gestire in modo utile le differenze, che non sono solo di pelle o di passaporto ma anche di sensibilità e pensiero.

Questa settimana torniamo a parlare di razza e di Costituzione. Sergio Bontempelli è andato a spulciare i verbali delle sedute dell’Assemblea Costituente, scoprendo che la scelta di usare la parola razza fu ponderata e anche sofferta. Bontempelli ci racconta, in un altro articolo, la storia di una fontanella chiusa in nome della legge perché ad abbeverarsi lì andavano nientepopodimenoche… dei terribili zingari. Sembra Esopo e invece è la cronaca di Pisa.

Da Scicli, in provincia di Ragusa, arriva una storia di buona accoglienza. Ce la racconta Marta Bernardini. Mentre Marina Montuori ci parla di un libro dedicato alla formazione che dovrebbero avere (e troppo spesso non hanno) quelli che si occupano dei rifugiati. Lo ha scritto Rosamaria Vitale, collaboratrice della nostra testata, medico e da anni ormai volontaria in questo campo.

Francesca Esposito, da Lisbona, ci parla del razzismo e della violenza che le forze dell’ordine riservano troppo spesso ai migranti.

Daniele Barbieri ci propone, come scor-data, il 17 marzo del 1891, quando la nave Utopia, carica di migranti italiani diretti verso il nuovo mondo, colò drammaticamente a picco.

La sottoscritta, infine, vi parla di M-Wam, un progetto che è stato appena lanciato per valorizzare gli artisti stranieri attivi su Milano: una bella scommessa, da perfezionare.

E’ tutto, buona lettura e buon inizio settimana

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