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Mercoledì, 28 Gennaio 2015

Hezbollah e Israele a un passo dalla guerra

Tensione alle stelle al confine tra Israele, Libano e Siria. Le possibilità che le scaramucce tra Hezbollah e Tel Aviv sfocino in un conflitto militare aperto cominciano a diventare assai concrete.
In risposta all'ennesimo raid israeliano contro le sue milizie nel Golan siriano, questa mattina il movimento di resistenza libanese ha lanciato una doppia rappresaglia contro Tel Aviv. Un missile anticarro ha colpito una jeep militare israeliana nella zona delle Fattorie di Shebaa, mentre alcuni colpi di mortaio hanno preso di mira le postazioni israeliane nel territorio siriano occupato da Tel Aviv. Non è ancora certo il bilancio dell'attacco al convoglio militare israeliano ma le fonti più attendibili parlano di due soldati uccisi e altri 5 feriti. 
Israele ha risposto sparando almeno cinquanta colpi di mortaio e proiettili di carro armato contro numerosi villaggi del sud del Libano, roccaforte di Hezbollah, uccidendo un casco blu spagnolo dell’Unifil, la forza militare di interposizione dell’Onu, nella località di Al Majidia.
Invece di scusarsi per l'omicidio, i comandi israeliani hanno intimato all'Unifil, la missione di interposizione dell'Onu nel Sud del Libano alla quale partecipano anche centinaia di soldati italiani, di restare nelle proprie postazioni per evitare di venire colpiti.

Nel frattempo fonti libanesi denunciano l'invasione delle acque territoriali di Beirut da parte di una nave da guerra israeliana. Secondo la Mtv sarebbero addirittura due le navi militari di Tel Aviv in navigazione verso la costa libanese tra le località di Naqoura e Tiro.
Da parte sua il ministro degli Esteri di Tel Aviv, l'estremista sionista Avigdor Lieberman, ha annunciato che Israele dovrà rispondere all’attacco di Hezbollah con forza e in maniera “sproporzionata, proprio come farebbero la Cina o gli Usa in circostanze simili”.

L'improvvisa escalation odierna fa seguito all'ennesimo raid israeliano in Siria, anche stavolta contro le postazioni militari governative e quelle del movimento di resistenza libanese alleato del governo di Damasco contro i fondamentalisti sunniti di Al Nusra e dell’Isis.
I comandi israeliani hanno giustificato il bombardamento come reazione al lancio di due piccoli razzi contro il territorio dell’altipiano del Golan occupato dal cosiddetto ‘stato ebraico’. L’attacco – che non ha prodotto nè vittime nè danni - è stato attribuito da Tel Aviv agli Hezbollah anche se secondo alcune fonti i razzi potrebbero esser stati sparati da una delle due parti che si scontrano nel Golan siriano e sarebbero caduti solo per errore nella porzione annessa da Israele.
I caccia di Gerusalemme hanno preso di mira la porzione del Golan controllata dalle forze governative siriane dopo che il premier Benjamin Netanyahu aveva preannunciato una pronta e dura reazione militare contro chi “attacca il suolo di Israele”. Secondo alcuni media libanesi i bombardamenti hanno colpito alcune postazioni di artiglieria della 90ma brigata dell’esercito siriano mentre l’aviazione israeliana ha elevato il livello di allerta lungo il confine settentrionale e in particolare sul Golan. L’esercito israeliano ha informato di aver installato dei blocchi di cemento lungo il confine con il Libano nel tentativo di difendersi da possibili attacchi di ritorsione da parte di Hezbollah; numerosi militari e blindati sono stati dispiegati nell’area, mentre almeno tre batterie del sistema anti-missilistico Iron Dome sono state piazzate vicino alla città settentrionale di Haifa.

Nello stesso territorio la scorsa settimana un attacco di elicotteri israeliani nei pressi della città di Quneitra aveva ucciso Jihad Mughniyeh, capo delle operazioni di Hezbollah nel Golan siriano, assieme a cinque miliziani libanesi ed a sei militari iraniani, compreso un generale. 

Il nuovo raid israeliano contro la Siria è arrivato proprio in contemporanea con l’inizio a Mosca dei colloqui tra i rappresentanti del governo di Damasco e i rappresentanti di quella parte dell’opposizione siriana che cerca il dialogo. Alla riunione, ospitata dalla diplomazia russa, partecipano 32 membri di vari gruppi dell'opposizione e 6 membri della delegazione ufficiale, guidata dall'ambasciatore siriano all'Onu

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