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18 luglio 2015

 

Operazione Colomba: “Il Libano sgombera i campi profughi siriani”

 

L’associazione italiana riporta della cacciata da 41 campi di 5.300 rifugiati dalla Siria. E altri sgomberi potranno seguire.

 

Roma, 18 luglio 2015, Nena News –

 

“Negli ultimi giorni l’esercito libanese ha sgomberato 41 campi profughi siriani, dove abitavano circa 5,300 persone”. A riportare la notizia (che segue ad una lunga lista di politiche simili da parte delle autorità di Beirut nei confronti dei profughi dalla Siria) è l’associazione italiana Operazione Colomba, attiva in diversi scenari mediorientali e non solo. Secondo l’organizzazione, “le persone evacuate sono state lasciate a loro stesse e c’è chi non ha altra alternativa che vivere in strada. Intere famiglie con bambini e anziani sopravvivono all’addiaccio sotto il sole cocente senza protezione”.

Sgomberi che violano non solo il diritto internazionale umanitario, ma – dice Operazione Colomba – anche la stessa legge libanese. Ma non si fermerebbe qui: nelle prossime ore sarebbero previsti ulteriori sgomberi, altri 13 campi profughi dove risiedono 800 persone. “Fino ad oggi sono stati sgomberati soprattutto campo situati vicino a grande vie di comunicazione, ma non è stato rilasciato nessun comunicato ufficiale dall’esercito sulle motivazioni. C’è chi considera l’opzione più estrema, emigrare per mare: ‘Ci stanno stringendo un cappio intorno al collo, da qui ci cacciano e in Siria non possiamo tornare. Preferiamo morire in mare che sotto il sole in una strada’”.

Dall’inizio della crisi siriana ad oggi sono 4 milioni i siriani fuggiti dal paese e rifugiatisi all’estero: di questi oltre un milione e 170mila sono arrivati in Libano, un paese piccolo (4.2 milioni di abitanti) e instabile, sia politicamente che socialmente. La soluzione intravista da Beirut è stata semplice quanto difficilmente praticabile: chiudere le porte ai profughi, soprattutto palestinesi siriani. Così si sono susseguite una serie di misure volte a impedire nuovi ingressi e costringere quelli già presenti ad andarsene, ritirando loro il visto di ingresso in Libano.

A spiegarne le ragioni è stato pochi giorni fa il ministro libanese per gli Affari Sociali, Rashid Derbas (sunnita): “Non vogliamo espandere il tasso demografico sunnita in Libano”, avrebbe detto il ministro secondo fonti a lui vicine. Ovvero, la presenza di tanti profughi soprattutto in campi informali in zone a maggioranza sunnita provocherebbe attriti con i locali.

Dietro stanno i timori libanesi di un acuirsi delle mai sopite spinte settarie interne, riaccese dal vicino conflitto siriano, dal ruolo centrale di Hezbollah nel sostegno al presidente siriano Assad e nell’intervento (al confine tra Siria e Libano) di gruppi sunniti estremisti, dal Fronte al-Nusra all’Isis.

Le difficoltà incontrate dai paesi ospitanti (Libano, Giordania, Turchia), che ricevono ben poco aiuto dall’Europa e dall’Onu a cui mancano fondi per affrontare un’emergenza con pochi precedenti, stanno spingendo molti rifugiati siriani a prendere la via del mare. Il numero di richiedenti asilo di origine siriana sbarcati lungo le coste dell’Europa del sud o morti lungo il tragitto non aveva mai toccato certi livelli. Uomini e donne che, una volta giunti a destinazione, si trovano di fronte i muri politici e fisici issati dall’Unione Europea, ma che non hanno spesso altre opzioni: prendere il mare sperando di salvarsi.

A poco valgono gli appelli delle agenzie delle Nazioni Unite che continuano a chiedere denaro per finanziare il sostegno ai profughi siriani nei paesi mediorientali. Paesi che non intendono includerli o concedere loro diritti tali da permettergli di restare. Nena News

 

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