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nov 12th, 2015

 

La strage continua e silenziosa dei giornalisti

di C. Alessandro Mauceri

 

Il 3 novembre è stato ucciso Zaman Mehsud, giornalista, presidente e segretario generale del Sindacato dei giornalisti delle Aree tribali e membro della Commissione per i diritti umani del Pakistan. Un omicidio rivendicato dai talebani: “L’abbiamo ucciso perché scriveva cose contro di noi. Nelle nostre liste abbiamo altri giornalisti della zona. Li colpiremo presto”.

L’omicidio di Zaman Mehsud segue di pochi giorni l’assalto da parte della polizia turca alla redazione del settimanale Nokta (una sorta di Charlie Hebdo tucro), nel corso del quale sono stati due giornalisti, Cevheri Guven, direttore del giornale, e Murat Capan, redattore capo, incriminati con l’accusa di “istigazione a delinquere ed eversione”. La loro colpa sarebbe stata quella di aver pubblicato sulla copertina del giornale il titolo “L’inizio della guerra civile” (all’indomani delle elezioni parlamentari turche). Nessun capo di stato ha levato proteste, come invece era successo in Francia dopo l’attentato, a favore della libertà di stampa in Turchia. Tanto più che le autorità turche non si sono fermate all’arresto, ma hanno anche ritirato il giornale dalle edicole.

Tutto ciò è accaduto proprio in concomitanza della Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. La ricorrenza è stata istituita dall’Unesco per richiamare l’attenzione sul problema dopo l’uccisione dei giornalisti radiofonici francesi Ghislaine Dupont e Claude Verlon.

Secondo i dati del report “World trends in freedom of expression and media development. Special digital focus 2015”, negli ultimi nove anni sono più di 700 i giornalisti che sono stati uccisi solo per aver riferito o riportato notizie.

Ma la cosa più grave è che, come risulta dai dati dell’Unesco, le autorità sono riuscite a risalire ai colpevoli di questi omicidi solo nel 6 per cento dei casi. Una situazione grave e, cosa ancora peggiore, spesso coperta dalle autorità: le richieste da parte dell’Unesco di documentazione sui procedimenti giudiziari nei confronti di presunti assassini di giornalisti sono state soddisfatte solo nel 30 per cento dei casi nel 2013. Lo scorso anno questa percentuale è salita al 42 per cento, ed anche oer quest’anno i dati sono simili.

Eppure solo nel 2014, come ha riferito afferma Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, non meno di 87 giornalisti hanno perso la vita assassinati per aver fatto il proprio lavoro. Omicidi per cui molto probabilmente non verrà mai trovato il colpevole.

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