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13 ottobre 2016

 

Jack London e la forza della letteratura

di Jack London

 

«Sappiamo come sono fatti gli dèi. Ora arriva il momento di fare un mondo». Pagine vibranti di Jack London sulla letteratura scovate da NovaDelphi

 

Questo testo di Jack London è la prefazione a The Cry for Justice, John C. Winston, Philadelphia 1915, una ricca antologia di narrativa di protesta sociale curata dallo scrittore Upton Sinclair. È passato un secolo dalla sua morte ma resta, grazie anche a editori come i romani di Nova Delphi, l’energia che London seppe imprimere al suo percorso letterario.

Questo libro, una scelta di riflessioni, articoli e interventi su autori da lui amati e letti, contiene scritti in gran parte tradotti per la prima volta in italiano e ricostruisce il background intellettuale di London nei primi anni della costruzione del suo successo. Quest’anno Nova Delphi ha in programma molte novità per rendere omaggio alla figura del grande scrittore americano che si spense in California il 22 novembre del 1916. La forza della letteratura (articoli e interventi di Kack London, a cura di Cristiano Spila), in cui è contenuto il testo che vi proponiamo, è un titolo redazionale che però esprime compiutamente quello che London chiedeva alla letteratura: la forza di risospingerlo sempre verso la vita. Il libro raccoglie una serie di articoli che si soffermano sul ruolo della scrittura e su alcuni grandi autori del suo tempo come Kipling, Poe, Dana, Sinclair, Norris, Gorki e Conrad. Testimonianze dinamiche e piene di entusiasmo di un lettore d’eccezione.

La forza della letteratura sarà presentato a Roma, alle 18 di giovedì 14 ottobre, alla Libreria Mondadori di Via Piave, da Stefano Gallerani, critico letterario ed Enzo Di Brango  

Vi assicuro che questa è la prima antologia che chiama a raccolta il corpo eletto della letteratura e dell’arte dei migliori pensatori umanisti del mondo. È stata fatta come meglio non si poteva, e forse sarà migliorata in futuro. Nelle edizioni successive, ci saranno delle aggiunte, alcune piccole sottrazioni. Il risultato sarà un monumento alle generazioni e non ce ne sarà uno più equo e imparziale.

Dal momento che testi come la Bibbia, il Corano e il Talmud hanno permesso a innumerevoli oneste anime pie in cerca della verità di mescolarsi e innalzarsi ai piani più alti e nobili del pensiero e dell’azione, la lettura di questo Libro Sacro, laico e umanista, non può non soddisfare in modo simile le esigenze di quegli uomini che brancolano nel buio e di quelli che bramano la ricerca di verità e di giustizia tra il bagliore e le tenebre dei caotici pensieri del mondo di oggi.

Nessuno, indipendentemente da quanto comoda e appartata sia stata la sua vita, può leggere questo Libro Sacro e non rendersi conto di quanto il mondo sia pie­no di ingiustizie, crudeltà e sofferenze; e anche rendersi conto di quanto questa materia sia stata analizzata, in molti secoli, da pensatori, profeti, poeti e filosofi.

E queste persone impareranno, probabilmente, che questo onesto mondo così brutalmente ingiusto non sia stato stabilito dalla volontà di Dio né tanto meno da una ferrea legge di Natura. E impareranno che il mon­do può essere modellato in modo giusto dall’umanità che lo abita, a cominciare da quel semplice e tuttavia difficile processo per arrivare a una comprensione delle cose. Capire, dopo tutto, è essenzialmente partecipa­re, nel senso più sottile e corretto della parola. E tale partecipazione, nella sua genuinità, porta all’altruismo. Laddove l’altruismo inevitabilmente implica il servizio. E il servizio è la soluzione del problema della prevaricazione dell’uomo sull’uomo.

Colui che, attraverso la comprensione, si converte al vangelo del servizio, servirà la verità per confutare i bugiardi e renderli capaci di verità; servirà la gentilezza affinché la brutalità perisca; servirà la bellezza affinché tutto ciò che non sia bellezza venga cancellato. Colui che è forte servirà i deboli che potranno diventare forti. Devoto alla sua forza, costui non prevaricherà e svilirà i suoi compagni più deboli, ma creerà opportunità per cambiarli in uomini piuttosto che ridurli come schiavi e bestie.

Basterebbe leggere i nomi degli uomini e delle donne le cui parole infiammano queste pagine per ricordare che questi esseri, dotati di grande intelligenza, hanno conquistato un loro posto nel mondo solo dopo la loro scomparsa – e questo la dice lunga sul loro rapporto col mondo. Non erano tiranni o fannulloni, ipocriti e bugiardi, bevitori e giocatori, speculatori e agenti di cambio. Erano persone che facevano del bene e al servizio degli altri, profeti e letterati. Non erano egoisti. Concepivano la vita non in termini di profitto, ma di servizio.

La vita li ha gettati nella disperazione. Essi non potevano evitarla rifugiandosi egoisticamente nell’ingordigia del cervello e del corpo. Essi hanno conosciuto, e sisono fatti forza per vedere, chiaramente e senza pau­ra. E non erano afflitti da qualche strana miopia. Tutti hanno visto la stessa cosa. E tutti sono stati d’accordo su quanto hanno visto. La totalità delle loro certez­ze lo prova con incrollabile fondatezza. E, come am­basciatori dell’umanità, hanno riferito ciò che hanno osservato. Il resoconto è qui in queste pagine. È un resoconto vero.

Ma non hanno soltanto raccontato il malessere umano. Hanno proposto un rimedio. E il loro rimedio non sta in nessuna parte di tutte quelle incongrue sette. Non ha nulla a che vedere con complessi processi metafisici per cui uno può vincere immaginarie competizioni su altri mondi al di là del cielo. È un rimedio per questo mondo, poiché di mondi bisogna prenderne uno per volta. Eppure, la realizzazione dell’equità in questo mondo è un bene che non ferisce neppure queste incongrue sette ed è un bene per tutti i mondi futuri di cui abbiamo bisogno, che non dovranno essere offuscati nel loro splendore dalla bassezza e dalla bruttura di questo mondo.

Non è un rimedio semplice, piuttosto un servizio. A nessun cittadino del mondo, uomo o donna, è richiesto un pensiero o un atto ignobile per far diventare onesto questo mondo. Il richiamo è alla nobiltà di pensiero, alla nobiltà dell’azione. Il richiamo è al servizio e, questa è la morale, colui che tutti serve, serve meglio se stesso!

Il tempo cambia, e gli uomini con esso. In passato, la civiltà era espressa in termini di potere, di potere mondano o di potere oltremondano. Nessuna civiltà si è ancora espressa in termini di amore dell’uomo. Gli umanisti non sono in contrasto con le precedenti civiltà. Essi concordano necessariamente con lo sviluppo dell’uomo.

Ma il loro scopo è stato raggiunto e ora possono lasciare il passo, mentre l’uomo è intento a costruire la nuova e più eminente civiltà che si possa descrivere in termini di amore, servizio e fratellanza.

Vedere qui riunite in un tutto l’umana bellezza, la finezza e la nobiltà ci fa capire quali uomini gloriosi siano esistiti, quanti ne esistano e continueranno a esistere fino a quando la bellezza del mondo sarà fatta a loro immagine. Sappiamo come sono fatti gli dèi. Ora arriva il momento di fare un mondo.

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