https://electronicintifada.net/

Agenzia stampa Infopal

29/8/2016

 

Israele sfrutta i bisogni primari dei palestinesi per ricattarli

Traduzione di Marta Bettenzoli

 

Più di una dozzina di organizzazioni umanitarie israeliane hanno espresso la loro condanna verso gli attacchi e le diffamazioni di Israele contro le agenzie di aiuto umanitario a Gaza.

Nel frattempo il ministro della Difesa israeliano ha annunciato un progetto, da sottoporre al consiglio militare israeliano, per sfruttare i bisogni primari dei palestinesi in Cisgiordania e ricattarli.

Le organizzazioni per i diritti umanitari, incluse Adalah, B’Tselem, Gisha e Physicians for Human Rights-Israel “sollecitano il governo israeliano affinché si astenga dall’ostacolare il lavoro di queste organizzazioni, ed eviti di diffamare il lavoro vitale per la comunità aiutata”.

La dichiarazione giunge in seguito all’arresto da parte di Israele di due funzionari di due agenzie internazionali a Gaza, accusati di connivenza con l’ala della resistenza militare di Hamas.

“Sulla base di queste accuse, le autorità israeliane hanno formulato pesanti e sconsiderate affermazioni sostenendo che le operazioni umanitarie nella Striscia di Gaza siano interamente connesse con Hamas e abbiano come fine primario quello di favorire l’organizzazione” hanno dichiarato i gruppi per i diritti umani israeliani.

Questi hanno aggiunto che persino se i due uomini accusati fossero colpevoli “il fatto non sminuirebbe l’importanza, l’integrità e la dedizione delle organizzazioni umanitarie internazionali che assistono gli abitanti della Striscia di Gaza”.

La maggioranza dei quasi 1,9 milioni di palestinesi a Gaza dipendono dagli aiuti umanitari a causa della situazione economica devastante nei territori, dopo i tre rapidi assalti israeliani e il blocco imposto sulla Striscia da ormai un decennio.

Dubbie accuse

Nel mese di giugno Israele ha arrestato il direttore di World Vision International, organizzazione internazionale cristiana fondata su carità e sviluppo nelle aree svantaggiate del mondo, interrogandolo per più di 50 giorni e infine accusandolo di aver versato circa 50 milioni di dollari all’ala militare di Hamas.

La detenzione di Mohammed El Halabi è venuta alla luce solo questo mese.

L’avvocato di Halabi ha detto che il suo cliente è stato torturato e gli è stato impedito di vedere il procuratore per tre settimane.

I leader di World Vision hanno affermato che le accuse di Israele contraddicono palesemente i fatti: il budget complessivo del gruppo destinato a Gaza negli ultimi dieci anni era di 22,5 milioni di dollari – meno della metà della cifra di cui Israele accusa Halabi, che ha un controllo limitato sui fondi, prelevati in appena sei anni.

Anche l’agenzia europea per lo sviluppo UNDP ha affermato che Israele ha arrestato uno dei suoi impiegati a Gaza, accusandolo di fornire pietrisco a Hamas da utilizzare per le costruzioni.

Gli ufficiali israeliani hanno in seguito lanciato una campagna di diffamazione su larga scala, contro le agenzie umanitarie che lavorano a Gaza, accusandole di supportare il “terrorismo”.

Gli aiuti presi di mira

Le accuse di Israele contro World Vision e altri gruppi umanitari sono state prese seriamente dagli apologeti del governo, che ora tentano di tagliare gli aiuti umanitari a Gaza del tutto.

Firma del The Jewis Chronicle, la commentatrice anti-palestinese Melanie Phillips ha sostenuto che i governi occidentali che finanziano l’UNRWA, l’agenzia europea per i rifugiati palestinesi, così come gruppi come World Vision, Save the Children e Oxfam, mirano a finanziare “l’omicidio di massa” degli ebrei.

Il senatore Marco Rubio, candidato repubblicano perdente alla presidenza degli Stati Uniti, ha mandato una lettera al presidente Barack Obama e al segretario di Stato John Kerry chiedendo a quanto potrebbe ammontare la caccia alle streghe governativa contro chi supporta i palestinesi.

“Vi esorto a vagliare ogni accusa e ad utilizzare ogni risorsa per assicurarci che i proventi delle tasse americane, così come le donazioni private dei cittadini, non siano usate per sovvenzionare il terrorismo”, ha scritto Rubio.

Nel frattempo ha sollecitato l’amministrazione a “sospendere tutta l’assistenza americana a Gaza fino a quando la revisione dei controlli in atto non verificherà la deviazione dei fondi”.

Il bastone e la carota

La scorsa settimana il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha annunciato una nuova politica del “bastone e della carota” che consisterebbe nel privare i palestinesi dei fabbisogni basilari, a meno che questi si sottomettano volontariamente agli occupanti.

Questa è l’ulteriore dimostrazione del fatto che Israele concepisce le risorse per le esigenze umanitarie come armi per soggiogare i palestinesi che vivono sotto occupazione militare.

Secondo Ynet, sito israeliano di notizie, le aree dove non c’è “terrorismo”, come Israele definisce qualsiasi forma di resistenza palestinese, saranno destinate alla costruzione di ospedali, asili e altre infrastrutture primarie. Mentre i villaggi che hanno “sfamato i terroristi” saranno sottoposti a controlli pesanti, pari alla politica già in atto di punizioni collettive, che è considerata illegale dalla Quarta Convenzione di Ginevra che regola l’occupazione israeliana.

Anche permettere alle comunità palestinesi di soddisfare i loro bisogni primari solo se nessuno di loro resiste agli occupanti è una chiara violazione della legge internazionale.

Come ha sottolineato la Commissione Internazionale della Croce Rossa, la Quarta Convenzione di Ginevra richiede che “nella massima misura dei mezzi a sua disposizione la potenza occupante deve assicurare igiene sufficiente e standard di salute pubblica, così come le forniture di cibo e le cure mediche alla popolazione sotto occupazione”.

Nuove “confederazioni di villaggi”?

Le intenzioni di Lieberman, secondo il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, sono di bypassare l’Autorità Palestinese, parlare con i palestinesi “direttamente” e “tenere fuori gli intermediari”.

“Se ci sono intellettuali, accademici, funzionali municipali eccezionali, perché dovrebbero parlarci attraverso Mahmoud Abbas?”, si chiede Lieberman.

Ahmed Majdalani, collaboratore del leader dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, e membro della commissione esecutiva dell’OLP, ha paragonato i piani di Lieberman alle “confederazioni di villaggi” di breve durata tra gli anni 1970-1980.

Israele trovava e armava queste entità collaborazioniste in Cisgiordania affinché si comportassero come “rappresentanti” della popolazione dopo il respingimento dei sindaci eletti che erano affiliati dell’OLP.

Lo scopo di queste confederazioni era di scavalcare l’OLP, che a quel tempo Israele vedeva come una minaccia e un nemico.

Ma dagli accordi di Oslo degli anni novanta, l’OLP, la cui struttura burocratica e le cui risorse sono state effettivamente trasferite all’Autorità Palestinese, è diventata partner di Israele nell’amministrare l’occupazione.

Nonostante la furibonda routine di Lieberman contro Abbas, Israele continua a fare affidamento sull’Autorità Palestinese per sopprimere qualsiasi resistenza sul fronte palestinese, una politica detta di “coordinamento della sicurezza”.

Questa stretta relazione implica che le forze di sicurezza dell’Autorità palestinese collaborino con Israele nell’arrestare e torturare i palestinesi.

Nonostante il quasi universale rifiuto palestinese di collaborare, Abbas ha definito la stretta relazione con gli occupanti “sacre”.

Lieberman è davvero ottimista se pensa di poter trovare i palestinesi più disposti a eseguire gli ordini di Israele rispetto a quelli dell’Autorità Palestinese.

 

 

 

 

top