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21 giugno 2016

 

La repressione nel Bahrain non lascia altra scelta che la Resistenza armata

 

Teheran: «Sventato il più grande complotto terroristico mai ordito contro l'Iran»

 

C’è stata una nuova scossa sismica nella regione petrolifera più instabile del mondo: la monarchia assoluta sunnita-wahabita degli al-Khalifa del Bahrain ha tolto la cittadinanza del massimo leader sciita della piccola nazione del Golfo,  lo sceicco Isa Qassim, che rappresenta anche la maggioranza della popolazione che è di fede sciita, e questo, secondo l’agenzia iraniana Pars intensifica «le ormai annose tensioni confessionali all’interno del piccolo regno bagnato dal Golfo Persico».

La decisione arriva a meno di una settimana dall’ordinanza del ministero della giustizia del Bahrein di sospendere tutte le attività della Società islamica al-Wefaq, il principale gruppo di opposizione nel Paese, e chiudere le associazioni islamiche al-Tawiya e al-Risala. Il Segretario generale di al-Wefaq, lo sceicco Ali Salman è in carcere dal dicembre 2014.

Infatti, con un comunicato dell’agenzia ufficiale BNA, la monarchia del Bahrain ha annunciato che «Isa Ahmed Qassim è’ stato private della sua cittadinanza bahrainita» perché accusato di aver incoraggiato il terrorismo. La casa del leader religioso sciita è stata subito circondata dalla gente che protesta e dai militari sauditi di stanza in Bahrain dopo che hanno represso sanguinosamente una rivolta popolare che nel 2011 stava per spodestare la monarchia bahrainita, diventata ormai un protettorato dell’Arabia Saudita.

Gli iraniani, che accusano a ragione il Bahrain di negare sistematicamente i diritti più elementari agli sciiti, non l’hanno presa bene e il potente comandante della brigata Quds dei Pasdaran – i guardiani della rivoluzione islamica – il generale Qassem Soleimani, ha dichiarato che «L’azione del regime del Bahrain contro il massimo leader sciita della nazione non lascia altra scelta alla popolazione di questo paese: la resistenza armata per liberarsi». Una reazione che la stessa agenzia Pars definisce energica e senza precedenti.

Soleimani ha avvertito la monarchia del Bahrein e i suoi protettori sauditi che «La decisione del regime di Manama contro l’Ayatollah Sheikh Issa Qassim, rappresenta una linea rossa la cui violazione potrà infiammare l’intera regione. Oltrepassare questa linea rossa non lascerà altra scelta al popolo del Bahrain che intraprendere la Resistenza armata. Il regime di al-Khalifah sta portando avanti una violenta repressione contro il popolo del Bahrain, mentre le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e Paesi occidentali mantengono il loro silenzio complice e chiudono volontariamente i propri occhi sulle reiterate violazioni dei diritti umani in Bahrain, attuate da un regime despota e violento. Sicuramente, gli Ale Khalifa pagheranno il prezzo di questo affronto che sarà precisamente il collasso del loro regime assetato di sangue».

A dire il vro il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon era intervenuto il 16 giugno dicendosi «Preoccupato per le recenti notizie in Bahrain dell’ intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli attivisti  che promuovono pacificamente i  diritti umani, come pure di coloro che vogliono  esercitare legittimamente i loro diritti di libertà di espressione e di associazione». Secondo  Ban, le decisioni prese dalla Pmonarchia del Bahrain «potrebbero potenzialmente danneggiare la situazione dei diritti umani nel Paese».

Il segretario generale dell’Onu si riferiva al recente nuovo arresto di Nabil Rajab, fondatore del Centro del Bahrain del Bahrain Centre for Human Rights, allo scioglimento di  Al Wefaq, e al prolungamento della detenzione dello sceicco Ali Salman, di Al Wefaq. Ban Ki-moon si è detto anche costernato per le notizie che arrivano da Manama sulle intimidazioni e le violenze subite dai difensori dei diritti umani e dagli attivisti in Bahrain, alcuni dei quali sono stati privati della  cittadinanza a causa della difesa pacifica dei diritti umani, così come per l’esercizio legittimo dei loro diritti di libertà di espressione e di libertà di associazione. Ban Ki-moon è preoccupato perché «Tali azioni contro l’opposizione possono minare le riforme intraprese dal re Hamad ibn Isa Al Khalifa e la prospettiva di un dialogo nazionale inclusivo nell’interesse di tutte le persone del Bahrain».

Ma c’è un altro problema che può infiammare ancora di più la faglia petrolifera del Golfo Persico/arabo: Soleiman, che come sottolinea la stessa Pars, «di solito è molto silenzioso e di rado esprime posizioni sui fatti politici, questa volta ha parlato con toni molto duri» e ha detto quello che in Iran (e non solo) pensano in molti: la monarchia sunnita-wahabita del Bahrain  «E’ stata coinvolto nella diffusione dell’estremismo».

Non a caso l’attacco al Bahrain viene dal capo della  brigata  Quds  che è il contingente dei Pasdaran che opera all’estero e che è attivo soprattutto in Iraq e Siria nelle battaglie contro lo Stato Islamico Daesh. La spiegazione dell’aumento della tensione con Manama e i sauditi potrebbe infatti venire anche da un’altra notizia diffusa dall’Iran: «Un attacco terroristico ordito da Daesh, doveva essere compiuto nella Capitale, da parte dei terroristi takfiri (il termine dispregiativo con il quale gli iraniani chiamano i jihadisti del Daesh, ndr). Secondo fonti dell’intelligence iraniana, gli attentatori, che sono stati arrestati, farebbero parte della corrente dei “Takfiri – Wahabiti”.

Secondo la tv iraniana, «E’ stato sventato il più grande complotto terroristico mai ordito contro l’Iran e l’attentato doveva essere compiuto a Tehran in questi giorni del sacro mese di Ramadan». Secodo fonti dell’intelligence iraniana, citate dall’agenzia Mehr News, «Il progetto dei terroristi era di compiere una serie di attacchi suicidi contemporaneamente in più zone di Tehran ed erano già pronti ad entrare in azione. Lo riferiscono. I terroristi sono stati arrestati e una grande quantità di esplosivo è stata sequestrata. E’ stato rinvenuto e sequestrato anche un grande quantitativo di ordigni pronti ad esplodere».

Le autorità iraniane hanno successivamente confermato che dei terroristi “Takfiri – Wahabiti” progettavano i compiere «una serie di attentati kamikaze in varie zone della capitale Tehran e del Paese, durante il  sacro mese e in particolari celebrazioni islamiche, come ad esempio la commemorazione il prossimo 27 giugno del martirio dell’imam Ali (as), primo imam sciita, che avverrà il 27 giugno prossimo».  L’intelligence iraniana sottolinea che «Si trattava di un progetto satanico dei terroristi takfiri, che prevedeva un’ampia rete di attacchi. Il complotto è stato sventato, i terroristi arrestati.  Alcune bombe erano già pronte per esplodere».

E’ chiaro che Teheran considera le monarchie wahabite del Golfo i mamdanti degli attentatori, così come è convinta che ci sia l’Arabia Saudita dietro la decina di terroristi che le forze di sicurezza iraniane dicono di aver uccisi il 14 giugno nel corso di due operazioni militari effettuate negli ultimi giorni in diverse regioni del Paese. Secondo l’agenzia iranioana Il Faro Sul Mondo, «In una prima operazione cinque membri del gruppo terroristico- takfiri  Jaish-ul-Adl sono stati uccisi durante uno scontro a fuoco nella provincia sud-orientale del Sistan e Balouchestan. Negli scontri a fuoco è rimasto martire anche un soldato iraniano. I militari hanno attaccato il gruppo di terroristi nella regione provinciale di Khash. Una quantità enorme di armi leggere e munizioni è stata sequestrata dai militari. I mercenari avevano in programma di entrare nel Paese per compiere attacchi terroristici. Jaish-ul-Adl ha rivendicato negli ultimi anni la responsabilità per una serie di attività criminali in Pakistan e in Iran.  In una seconda operazione effettuata nell’estremo nord-ovest del Paese, i combattenti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica hanno ucciso cinque terroristi del Partito Free Life of Kurdistan (Pjak). I membri della cellula terroristica sono stati uccisi in un agguato dopo le ampie attività di intelligence effettuate a Sardasht, nella regione nordoccidentale del West Azerbaijan».

Il 19 giugno il comandante delle Forze di terra iraniane, il generale di brigata Ahmadreza Pourdastan, ha dichiarato «Teheran è determinata a combattere lo Stato islamico e a bloccare le minacce terroristiche sul nascere al di fuori dei confini. La strategia del Repubblica islamica prevede l’annientamento dello Stato islamico e di altri gruppi terroristici fuori dai confini nazionali» e ha aggiunto che «Il terrorismo internazionale è una conseguenza della “islamofobia” diffusa dagli Stati Uniti e dalle loro politiche in Medio Oriente».

Sembra proprio che dal petrolio e dal gas del Golfo Persico/Arabo possa partire un pericolosissimo incendio e lo zolfanello che lo accende potrebbe essere la repressione degli sciiti nel piccolo Bahrain.

 

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