Al-Araby al-Jadeed

14/06/2016)

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15 giugno 2016

 

Il messaggio dietro l’attentato a Beirut

di Wael Najm

scrittore e ricercatore libanese

Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti

 

L’anomala esplosione di domenica potrebbe avere una matrice economica dovuta alle sanzioni americane

 

Diversamente dagli attentati che hanno colpito il Libano negli ultimi cinque anni e che rientravano nel quadro di omicidi politici o di reazioni a eventi e sviluppi a livello regionale, l’esplosione verificatasi domenica scorsa è stata differente per tempistica, messaggio, luogo e obiettivo. Non ci sono state vittime, ad eccezione di due persone ferite lievemente dai vetri disseminati dallo scoppio, il che ci riporta al momento scelto, ovvero quello dell’Iftar [momento di rottura del digiuno durante il Ramadan, ndr] in cui la maggior parte della gente è a casa, specie di domenica sera, giorno festivo in Libano. Il luogo scelto non è una strada principale affollata, sebbene disti dal ministero dell’Interno solo 300 metri, e l’obiettivo dell’attentato non erano personalità politiche, né civili e neppure esponenti dell’esercito o della sicurezza.

 

Questa volta è stata colpita la Banca del Libano e d’Oltremare, uno dei principali istituti del Paese. Le forze di sicurezza hanno riferito che la bomba, contenente fra i 10 e i 15 kg di esplosivo, era accanto alla parete della banca corrispondente alla sede dell’amministrazione e l’esplosione era diretta verso l’interno, il che significa che l’obiettivo era proprio l’edificio. Dunque non si tratta di omicidio politico o di civili ma di un messaggio che alcuni hanno voluto lanciare in questo momento e in questo modo.

Occorre ricordare che il settore bancario libanese sta affrontando molteplici pressioni a seguito delle sanzioni imposte dalle leggi americane su personalità appartenenti a Hezbollah e del rifiuto di quest’ultimo di accettare le suddette sanzioni. Di conseguenza le banche libanesi, strette tra l’incudine delle sanzioni americane e il martello di Hezbollah, hanno tentato, mediante un dialogo diretto e indiretto con Hezbollah o con le persone colpite dalle sanzioni, di evitare che il Libano perda il suo ruolo e la sua posizione nel sistema bancario internazionale.

 

È risaputo che l’economia è il polmone di tutte le forze politiche, compreso Hezbollah che di conseguenza si è sentito angustiato da queste sanzioni, sebbene il suo Segretario Generale, Hassan Nasrallah, abbia più volte annunciato che il partito non possiede asset e conti nelle banche libanesi. Ciò non significa che il partito sia dietro l’esplosione, anche se in passato ha avuto il coraggio di compiere azioni non meno gravi di quella di domenica. Tuttavia, ci potrebbe essere un terzo attore ad entrare nel dialogo fra Hezbollah e la banca centrale nel tentativo di fuorviarlo e incolparne il partito, come altra fonte di repressione nelle difficili condizioni attuali.

 

Le ripercussioni di questo attentato sono legate alla sua presunta causa: le sanzioni americane. Questo significa che le banche libanesi potranno subire queste sanzioni e quindi il settore bancario sarà esposto a ulteriori pressioni e “atti di sabotaggio”, inducendolo di conseguenza a ritirarsi dal Paese con pesanti conseguenze sull’economia libanese. Oppure, sulla spinta delle paure e delle preoccupazioni, sfuggiranno alle sanzioni americane e di conseguenza saranno rimosse dalla lista del sistema bancario internazionale, subendo terribili perdite di cui l’economia libanese sarà la prima vittima. Ci potrebbe anche essere una terza via, una “guerra soft” che sacrificherebbe il valore di acquisto della lira libanese. In queste condizioni i cittadini e l’economia sarebbero, comunque, duramente colpiti e ciò potrebbe rendere molto precaria la stabilità del Libano, specie alla luce della mancanza di un presidente, dell’inattività del governo e della paralisi parlamentare.

 

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