Fonte: Il Faro Sul Mondo

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Apr 23, 2016

 

Le implicazioni saudite negli attentati dell’11 settembre

di Salvo Ardizzone

 

Da un documento di 47 pagine, recentemente declassificato, emergono una serie di implicazioni dell’Arabia Saudita negli attentati dell’11 Settembre.

Dalle informazioni contenute nel documento, a suo tempo predisposto dall’Fbi, si apprende che un operativo di Al-Qaeda, Ghassan al-Shabi, successivamente catturato in Pakistan ed inviato a Guantanamo, era in possesso di un biglietto aereo ritirato in una busta presso l’Ambasciata saudita a Washington. All’uomo, che è andato a scuola di volo insieme ai dirottatori dell’11 Settembre ma non ha partecipato attivamente agli attacchi, la busta con il biglietto è stata trovata al momento dell’arresto insieme ad altri documenti.

 

Dal dossier dell’Fbi si evincono numerosi collegamenti di personalità saudite con gli attentati che hanno permesso una svolta alla storia del mondo:

Abdullah bin Laden, fratellastro di Osama, era stato assegnato all’Ambasciata saudita di Washington come funzionario;

Hamad Alotaibi, assegnato alla missione militare saudita presso l’Ambasciata di Washington, è stato visitato da un dirottatore dell’11 Settembre;

Mohammed Fakihi, diplomatico saudita presso l’Ambasciata di Berlino: il suo biglietto da visita è stato trovato indosso a un complice dei dirottatori;

Mohammed Al-Qudhaeein e Hamdan Al-Shalawi, due studenti sauditi sospettati d’aver partecipato ad una prova degli attentati dell’11 Settembre, con un volo nel 1999. I due studenti hanno dichiarato che erano stati invitati a partecipare ad una festa presso l’Ambasciata saudita di Washington, che aveva pagato il loro biglietto.

Il documento declassificato è al centro dell’attenzione del Congresso Usa; in piena campagna elettorale, i congressisti stanno esercitando forti pressioni su Obama perché declassifichi le restanti 28 pagine del Rapporto della Commissione 11 Settembre, in cui probabilmente sono dettagliate le connessioni fra personalità saudite e la cospirazione alla base degli attentati.

Fra le azioni del Congresso, è in preparazione una legge che permetterebbe ai familiari delle stragi dell’11 Settembre di intentare causa all’Arabia Saudita per essere risarciti, aggredendo le enormi ricchezze di Riyadh depositate presso le banche americane.

Il regime saudita, dinanzi alla prospettiva d’essere trascinato in giudizio, ha minacciato di liquidare le centinaia di miliardi di titoli di Stato americani se la legge dovesse passare. Al momento probabilmente un bluff, perché la svendita dei titoli risulterebbe disastrosa non solo per il Tesoro Usa, ma soprattutto per la corte saudita che attraversa una situazione finanziaria critica a seguito del crollo delle quotazioni del petrolio e delle enormi spese fuori controllo che continua a sostenere.

Obama, cosciente della portata dirompente della questione, ha dichiarato più volte che avrebbe posto il suo veto presidenziale ad una simile legge, ma ha lasciato intendere che sarebbe possibile una desecretazione delle 28 pagine restanti del documento. Tuttavia, la stessa minaccia esercitata dai sauditi è la spia dei pessimi rapporti, mai peggiori, fra Washington e Riyadh; l’Amministrazione Obama è infatti considerata dai Saud la peggiore degli ultimi decenni, sideralmente diversa da quella Bush e dal suo entourage, con cui esisteva una perfetta assonanza di scopi.

L’accordo con l’Iran, le indecisioni su Al-Assad e perfino la recente enfasi sull’Isis, giudicato da Riyadh prezioso per contrastare Teheran, sono visti come un tradimento dal regime saudita, che giudica inutile ogni dialogo con Obama, troppo distante ed ormai a fine mandato, e spera soltanto nell’elezione di Hillary Clinton per riequilibrare la tradizionale alleanza.

Non è tuttavia escluso che con la pubblicazione delle 28 pagine secretate, possano essere rese pubbliche quelle complicità che hanno permesso un’era di politiche scellerate; una simile eventualità potrebbe segnare l’occasione per una definitiva frattura fra i vecchi interessi Usa, ormai troppo scomodi, e i nuovi, lasciando la casa reale saudita sempre più isolata.

 

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