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venerdì 28 luglio 2017

 

Il corpo del nemico: stupri e altre violenze sessuali di massa nel conflitto 

di Riccardo Noury

Amnesty International 

Violenze sessuali di massa eseguite con premeditazione, stupri di gruppo, penetrazioni con bastoni e mutilazioni coi coltelli.

 

In uno dei rapporti più sconvolgenti pubblicati nell’ultimo decennio, Amnesty International denuncia che, dalla fine del 2013, migliaia di donne in tutto il Sud Sudan (ma anche non pochi uomini) hanno subito gravi atti di violenza sessuale. Gli autori appartengono a entrambe le parti in conflitto – le forze governative del presidente Salva Kiir di etnia dinka e dell’ex presidente Riek Machar di etnia nuer – e dei gruppi armati loro alleati. In quest’altro post, si trovano informazioni sull’origine del conflitto e la situazione attuale.

Gli obiettivi dello stupro di massa sono gli stessi già conseguiti, in tutto o in parte, in altri luoghi di conflitto: terrorizzare, degradare e far vergognare le donne, impedire agli uomini di procreare ulteriormente.

Nella maggior parte dei casi descritti nel rapporto di Amnesty International, uomini dinka hanno attaccato donne nuer e uomini nuer hanno attaccato donne dinka. Non sono mancati casi in cui uomini nuer favorevoli al governo hanno stuprato donne della loro stessa etnia sospettandole di parteggiare per l’opposizione, o in cui le forze governative hanno preso di mira donne di etnia diversa dalla nuer.

Il rapporto di Amnesty International si basa sui racconti in prima persona di 168 vittime di violenza sessuale, tra cui 16 uomini, in città e villaggi di quattro stati del Sud Sudan – Equatoria centrale, Jonglei, Alto Nilo e Unione – e in tre campi per rifugiati nel nord dell’Uganda.

In alcuni casi, gli aggressori hanno ucciso le donne dopo averle stuprate. Una donna che aveva cercato di resistere allo stupro ha subito la mutilazione della vagina con un coltello ed è morta quattro giorni dopo.

Non sono stati risparmiati neanche gli uomini. Alcuni sono stati stuprati, altri castrati o torturati con aghi infilati nei testicoli. In un caso particolarmente terrificante, quattro soldati hanno inserito dell’erba nell’ano di un uomo e hanno acceso il fuoco assistendo alla sua morte.

Altre terribili testimonianze si trovano nel rapporto o in questa sintesi in italiano.

Abbandonate a sé stesse, allontanate dalle famiglie e dalle comunità, le vittime stanno affrontando da sole le gravi conseguenze fisiche e psicologiche della violenza subita, senza nessuno cui chiedere aiuto.

Molte vittime hanno raccontato di avere continui incubi, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione e desideri di vendetta così come di suicidio: si tratta di tipici sintomi del disturbo post-traumatico da stress.

 

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