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16/11/2017

 

Golpe in Zimbabwe. I militari: "Vogliamo nuovo corso per il paese"

di Paola Simonetti

 

Colpo di stato non dichiarato ad Harare, nello Zimbabwe, da parte dei militari che hanno arrestato l’ultranovantenne Presidente, Mugabe, e alcuni membri del governo. Rifugiata all’estero, invece, la moglie del capo dello Stato, Grace, potenziale erede del consorte. L’esercito dichiara di voler tentare una svolta dopo 37 anni di mancata transizione democratica.   

 

Ascolta:

 

"Correzione senza spargimento di sangue del corso della storia dello Zimbabwe". Questi gli obiettivi dichiarati dall’Esercito che nella capitale, Harare, ha preso il potere e messo agli arresti nella sua residenza, il Presidente, Mugabe, 93enne, sulla poltrona presidenziale da ben 37 anni, e che rifiuta una transizione democratica. Le forze armate, che smentiscono si tratti di un golpe, hanno sostenuto di voler "prendere di mira solo i criminali" annidati "attorno" a quello che è al momento il più anziano capo di Stato del mondo. Fuggita in Namibia invece la moglie di Mugabe, Graze, potenziale erede del Presidente. Un’azione quella dei militari, che potrebbe rappresentare una svolta, secondo Riccardo Barlaam, giornalista esperto di Africa per il Sole 24ore:

"I militari, paradossalmente, spesso rappresentano, in Africa, l'estremo momento di un cambiamento. Non mi sembra che ci sia un afflato popolare per Mugabe. La popolazione è esasperata: non c'è lavoro, tre quarti della popolazione vivo come meno di 2 dollari al giorno. Le prospettive per i cittadini, i giovani sono inesistenti"

Ma gli incerti scenari che si profilano in Zimbabwe preoccupano l’Onu che lancia un appello alla "calma, alla non violenza e alla moderazione".

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15/11/2017

 

Golpe in Zimbabwe, esponente socialista spiega: «Mugabe non ha mai accettato completamente l'agenda neoliberista»

 

Secondo il socialista dello Zimbabwe Munya, interpellato dalla rivista britannica Socialist Worker, «questa è una cristallizzazione di una lotta fra le forze all'interno della classe dirigente e riflette una crisi economica»

 

Le forze armate dello Zimbabwe hanno preso il controllo della capitale Harare ed arrestato il presidente Robert Mugabe. Si tratta del risultato di una crisi politica tra due fazioni del partito di governo Zimbabwe African National Union Patriotic Front (ZANU - PF) esplosa la scorsa settimana quando l’anziano Mugabe ha deciso di allontanare il suo vicepresidente Emmerson Mnangagwa, fino al quel momento indicato come prossimo successore del novantatreenne ormai ex capo di Stato.

 

Secondo il socialista dello Zimbabwe Munya, interpellato dalla rivista britannica Socialist Worker, «questa è una cristallizzazione di una lotta fra le forze all'interno della classe dirigente e riflette una crisi economica». 

 

L’esponente socialista ha spiegato che la classe dirigente dello Zimbabwe è divisa su come affrontare la crisi economica.

 

«La fazione raccolta intorno a Mnangagwa e l'esercito potrebbero volere riforme che vadano nel senso del libero mercato. Ed anche aprire lo Zimbabwe alle potenze imperialiste occidentali, inclusi gli ex governanti coloniali britannici».

 

Munya poi spiega: «Mugabe non ha mai accettato completamente l'agenda neoliberista. La fazione Mnangagwa comprende l'ex ministro delle finanze che ha lavorato a stretto contatto con il Fondo Monetario Internazionale».  

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