Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 19 maggio 2017

 

Cadano le scaglie dagli occhi. Un appello alle forze politiche democratiche

 

Oltre cinque milioni di persone che vivono e lavorano in Italia, talvolta da molti anni, sono tuttora assurdamente private dei primo e fondamentale diritto democratico: il diritto di voto.

 

Oltre cinque milioni di persone che vivono e lavorano in Italia, e che costituiscono la mano d'opera immigrata che contribuisce in misura determinante alla nostra agricoltura (sovente subendo un feroce sfruttamento schiavista), che garantisce tanta parte della logistica delle attivita' produttive e distributive, persone che svolgono sovente nelle nostre case i lavori piu' necessari e piu' faticosi, persone a cui affidiamo i nostri parenti piu' fragili e bisognosi di assistenza: una forza-lavoro semplicemente indispensabile, ed una presenza umana di grande conforto a chi ha piu' bisogno di aiuto.

Oltre cinque milioni di persone che vivono e lavorano in Italia, che nella loro assoluta generalita' rispettano le leggi e danno un esempio luminoso di generosita' e di dedizione al bene comune, di profonda solecitudine e devoto accudimento delle loro famiglie qui e nei paesi d'origine che hanno dovuto lasciare.

Oltre cinque milioni di persone che non chiedono nessuna elemosina, ma che danno costante prova di responsabilita' e dignita', che fanno del bene al nostro paese.

Oltre cinque milioni di persone che e' giusto abbiano pieno riconoscimento e pieno rispetto della loro dignita' umana, dei loro diritti umani, e che invece tuttora subiscono gravissime, inammissibili vessazioni.

Oltre cinque milioni di persone che sono pienamente parte della popolazione italiana, anche se sono nate altrove. Queste nostre sorelle, questi nostri fratelli, realmente sono parte integrante e preziosa del popolo italiano.

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Un appello sottoscritto da illustri personalita' della vita culturale, morale e civile del nostro paese, primi firmatari il missionario padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace, chiede che finalmente sia loro riconosciuto il diritto di voto.

In quell'appello e' infatti scritto: "vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano". E si conclude inoppugnabilmente che il fondamento della democrazia essendo il principio "una persona, un voto", "l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui".

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Il Parlamento che in queste settimane dovra' elaborare la nuova legge elettorale come puo' restare cieco dinanzi a questa realta' e a questa esigenza?

Come possono restare cieche le istituzioni italiane?

Come possono restare cieche le forze politiche democratiche?

Cadano le scaglie dagli occhi: nella nuova legge elettorale finalmente si riconosca il diritto di voto a tutte le persone che in Italia stabilmente vivono.

L'Italia e' una repubblica democratica: una persona, un voto.

 

 

"Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

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