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28/04/2017

 

Papa in Egitto: l’ecumenismo del sangue unisce copti e cattolici

 

Francesco e il patriarca Tawadros II affermano la volontà di andare avanti nel cammino verso la piena unità. Preghiera nella chiesa colpita da un attentato in dicembre. “Come unica è la Gerusalemme celeste, unico è il nostro martirologio, e le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze”.

 

Il Cairo (AsiaNews) – Cattolici e copti ortodossi proseguono nel cammino per l’unità e “unico” è il loro martirologio, che dà vita a quell’“ecumenismo del sangue” che ancora pochi giorni fa ha visto vittime innocenti cadere vittime al Cairo di un attentato. Le ha evocate papa Francesco, dicendo al patriarca copto-ortodosso del Tawadros II “le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze, il loro sangue innocente ci unisce”. E insieme, dopo i discorsi, si sono recati nella vicina chiesa di san Pietro, per una preghiera nel luogo ove in dicembre un attentato ha provocato 29 morti. Un momento al quale si è unito il patriarca ecumenico Bartolomeo, anch’egli al Cairo per partecipare alla Conferenza sulla pace.

 

L’ecumenismo è stato naturalmente al centro dell’incontro, con Francesco che ha ricordato la visita di Tawadros a Roma, il 10 maggio 2013, “una data che è felicemente diventata l’occasione per celebrare ogni anno la Giornata di amicizia copto-cattolica”. L’anniversario è stato ricordato anche da Tawadros che ha anche sottolineato come “il dialogo delle Chiese Orientali con la Chiesa Cattolica festeggia il suo quindicesimo anniversario in un’atmosfera in cui, tutti i membri delle due Chiese, affermano la convinzione dell’importanza delle parole del Signore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. (Giovanni 13:35). L'unità nel mondo di oggi – ha detto ancora - rappresenta la più chiara e fondamentale testimonianza di Cristo che possiamo offrire al mondo. Dunque, Vostra Santità, attendiamo il giorno in cui spezzeremo insieme il pane sul sacro altare, il giorno in cui tutte le campane delle chiese suoneranno insieme per celebrare la nascita del Salvatore o la Sua Risurrezione”.

 

Da parte sua Francesco ha affermato che “nella gioia di proseguire fraternamente il nostro cammino ecumenico, desidero ricordare anzitutto quella pietra miliare nelle relazioni tra la sede di Pietro e quella di Marco che è la Dichiarazione Comunefirmata dai nostri Predecessori più di quarant’anni prima, il 10 maggio 1973. In quel giorno, dopo «secoli di storia difficili», nei quali «si sono manifestate differenze teologiche, alimentate e accentuate da fattori di carattere non teologico» e da una sempre più generalizzata sfiducia nei rapporti, con l’aiuto di Dio si è arrivati a riconoscere insieme che Cristo è «Dio perfetto riguardo alla Sua Divinità e perfetto uomo riguardo alla Sua umanità» (Dichiarazione Comune firmata dal Santo Padre Paolo VI e da Sua Santità Amba Shenouda III, 10 maggio 1973)”.

 

Un cammino che vede un ulteriore passo con l’avvenuta firma di una dichiarazione congiunta  accordo che mette fine al contrasto che opponeva copti e cattolici sul battesimo e quindi porta al reciproco riconoscimento di tale sacramento.

“Non possiamo più pensare di andare avanti ciascuno per la sua strada”

Francesco nel suo discorso non ne ha fatto cenno, ma ha affermato che entrambi i fedeli delle due confessioni “apparteniamo” a Gesù “e che Egli è il nostro tutto. Di più, abbiamo compreso che, essendo suoi, non possiamo più pensare di andare avanti ciascuno per la sua strada, perché tradiremmo la sua volontà: che i suoi siano «tutti […] una sola cosa […] perché il mondo creda» (Gv 17,21). Al cospetto del Signore, che ci desidera «perfetti nell’unità» (v. 23) non ci è più possibile nasconderci dietro i pretesti di divergenze interpretative e nemmeno dietro secoli di storia e di tradizioni che ci hanno reso estranei. Come qui disse Sua Santità Giovanni Paolo II: «Non c’è tempo da perdere al riguardo! La nostra comunione nell’unico Signore Gesù Cristo, nell’unico Spirito Santo e nell’unico Battesimo rappresenta già una realtà profonda e fondamentale» (Discorso durante l’incontro ecumenico, 25 febbraio 2000). Vi è, in questo senso, non solo un ecumenismo fatto di gesti, parole e impegno, ma una comunione già effettiva, che cresce ogni giorno nel rapporto vivo con il Signore Gesù, si radica nella fede professata e si fonda realmente sul nostro Battesimo, sull’essere “nuove creature” (cfr 2 Cor 5,17) in Lui: insomma, «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,5). Da qui ripartiamo sempre, per affrettare il giorno tanto desiderato in cui saremo in piena e visibile comunione all’altare del Signore”.

 

“In questo appassionante cammino che – come la vita – non è sempre facile e lineare, ma nel quale il Signore ci esorta ad andare avanti, non siamo soli. Ci accompagna un’enorme schiera di Santi e di Martiri che, già pienamente uniti, ci spinge a essere quaggiù un’immagine vivente della «Gerusalemme di lassù» (Gal 4,26). Tra costoro, certamente oggi si rallegrano in modo particolare del nostro incontro i Santi Pietro e Marco. È grande il legame che li unisce. Basti pensare al fatto che san Marco collocò al cuore del suo Vangelo la professione di fede di Pietro: «Tu sei il Cristo». Fu la risposta alla domanda, sempre attuale, di Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mc 8,29). Anche oggi tanta gente non sa dare risposta a questo interrogativo; manca persino chi lo susciti e soprattutto chi offra in risposta la gioia di conoscere Gesù, quella stessa gioia con cui abbiamo la grazia di confessarlo insieme. Insieme siamo dunque chiamati a testimoniarlo, a portare al mondo la nostra fede, prima di tutto nel modo che alla fede è proprio: vivendola, perché la presenza di Gesù si trasmette con la vita e parla il linguaggio dell’amore gratuito e concreto. Copti ortodossi e Cattolici, possiamo sempre più parlare insieme questa lingua comune della carità: prima di intraprendere una iniziativa di bene, sarebbe bello chiederci se possiamo farla con i nostri fratelli e sorelle che condividono la fede in Gesù. Così, edificando la comunione nella concretezza quotidiana della testimonianza vissuta, lo Spirito non mancherà di aprire vie provvidenziali e impensate di unità”.

 

“La maturazione del nostro cammino ecumenico è sostenuta, in modo misterioso e quanto mai attuale, anche da un vero e proprio ecumenismo del sangue. San Giovanni scrive che Gesù è venuto «con acqua e sangue» (1 Gv 5,6); chi crede in Lui, così «vince il mondo» (1 Gv 5,5). Con acqua e sangue: vivendo una vita nuova nel nostro comune Battesimo, una vita di amore sempre e per tutti, anche a costo del sacrificio del sangue. Quanti martiri in questa terra, fin dai primi secoli del Cristianesimo, hanno vissuto la fede eroicamente e fino in fondo, versando il sangue piuttosto che rinnegare il Signore e cedere alle lusinghe del male o anche solo alla tentazione di rispondere con il male al male. Ben lo testimonia il venerabile Martirologio della Chiesa Copta. Ancora recentemente, purtroppo, il sangue innocente di fedeli inermi è stato crudelmente versato. Carissimo Fratello, come unica è la Gerusalemme celeste, unico è il nostro martirologio, e le vostre sofferenze sono anche le nostre sofferenze, il loro sangue innocente ci unisce. Rinforzati dalla vostra testimonianza, adoperiamoci per opporci alla violenza predicando e seminando il bene, facendo crescere la concordia e mantenendo l’unità, pregando perché tanti sacrifici aprano la via a un avvenire di comunione piena tra noi e di pace per tutti”.

 

“La meravigliosa storia di santità di questa terra non è particolare solo per il sacrificio dei martiri. Appena terminate le antiche persecuzioni, sorse una forma nuova di vita che, donata al Signore, nulla tratteneva per sé: nel deserto iniziò il monachesimo. Così, ai grandi segni che in passato Dio aveva operato in Egitto e nel Mar Rosso (cfr Sal 106,21-22), seguì il prodigio di una vita nuova, che fece fiorire di santità il deserto. Con venerazione per questo patrimonio comune sono venuto pellegrino in questa terra, dove il Signore stesso ama recarsi: qui, glorioso scese sul monte Sinai (cfr Es 24,16); qui, umile trovò rifugio da bambino (cfr Mt 2,14). Santità, carissimo Fratello, lo stesso Signore ci conceda di ripartire oggi, insieme, pellegrini di comunione e annunciatori di pace. In questo cammino ci prenda per mano Colei che qui ha accompagnato Gesù e che la grande tradizione teologica egiziana ha acclamato fin dall’antichità Theotokos, Genitrice di Dio. In questo titolo si uniscono mirabilmente l’umanità e la divinità, perché nella Madre Dio si è fatto per sempre uomo. La Vergine Santa, che sempre ci conduce a Gesù, sinfonia perfetta del divino con l’umano, porti ancora un po’ di Cielo sulla nostra terra”.

 

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