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 04/05/2017

 

Il dossier di Frontex che accusa le Ong: "Chiamate dirette dai barconi". La replica: "Solo falsità"

 

Il Corriere della Sera pubblica stralci del rapporto su cui si basa l'indagine della Procura di Catania

 

"Nel 90 per cento dei salvataggi eseguiti dalle navi delle Organizzazioni non governative nel 2017, le imbarcazioni coinvolte sono state individuate direttamente dalle Ong e soltanto in seguito è stata data comunicazione al centro operativo della Guardia costiera a Roma". Sarebbe questa una delle accuse contenute nel rapporto riservato di Frontex su cui sta indagando il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, secondo quanto scrive il Corriere della Sera. Si tratta di 20 pagine, allegate al dossier principale, che si concentrano sull'attività svolta nel Mediterraneo da otto navi "private": "Sono i trafficanti che operano in Libia e la Guardia costiera operativa nell'area di Sabrata e di Az Zawiya a contattare direttamente le navi delle Ong che operano vicino alle acque territoriali della Libia".

Le associazioni, ricorda il quotidiano, hanno già respinto come "infamie" le contestazioni dell'organismo dell'Unione Europea specificando di aver "come unico obiettivo il salvataggio delle vite umane", ma proprio su questo si concentrano le verifiche disposte dal magistrato.

 

Scrive il Corriere:

Nella relazione sono indicati i mezzi e le relative Ong: Sea Watch diSeaWatch.orgche batte bandiera olandese e porta fino a 350 persone; Aquarius di Sos Mediterraneo/Medici senza frontiere di Gibilterra con una capienza di 500 persone; Sea Eye di Sea Watch.org dall'Olanda, fino a 200 persone; Iuventa di Jugendrettet.org bandiera olandese con 100 persone; Minden di Lifeboat Project tedesca per 150; Golfo Azzurro di Open Arms da Panama che porta fino a 500 persone; Phoenix di Moas con bandiera del Belize che ne imbarca 400; Prudence di Medici senza frontiere con bandiera italiana che è la più grande visto che ha 1.000 posti.

Gli analisti di Frontex - riporta il quotidiano - hanno esaminato le rotte seguite nel 2017 e si sono soffermati sulle modalità di avvicinamento alle acque libiche monitorando in particolare il periodo che va dal 13 al 27 marzo 2017. Ma hanno utilizzato anche "le informazioni provenienti dagli interrogatori dei migranti appena sbarcati, i report provenienti dagli apparati di intelligence di alcuni Stati". E sostengono che proprio in quell'arco di tempo "prima e durante le operazioni di salvataggio, alcune Ong hanno spento i transponder per parecchio tempo".

Secondo Frontex, in alcuni casi le modalità di salvataggio con cui agiscono le Ong possono interferire con le indagini. In particolare, il rapporto segnala il rischio che gli scafisti possano confondersi tra i migranti. L'accusa più pesante, però, resta quella delle chiamate dirette:

"I telefoni satellitari consegnati agli scafisti contengono la lista dei contatti con i numeri diretti delle navi delle Ong e i migranti vengono istruiti dai trafficanti a segnalare la propria posizione". Un'affermazione che i responsabili delle associazioni liquidano sdegnati: "I nostri obiettivi sono esclusivamente umanitari".

La pubblicazione - da parte del Corriere della Sera e del Messaggero - di alcuni passaggi del dossier di Frontex arriva parallelamente alla notizia - anticipata da Panorama e riportata oggi dal Fatto Quotidiano - della notizia di un'inchiesta aperta dalla Procura di Trapani su una Ong in particolare, indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per missione navale "umanitaria" non richiesta.

 

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