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dicembre 3, 2017

 

L’ex-portavoce delle SDF sui gruppi terroristici armati dagli USA

Traduzione di Alessandro Lattanzio

 

Talal Silu racconta i dettagli sui gruppi terroristici armati dagli Stati Uniti nella regione e di come si formò il gruppo terroristico SDF dominato dal PKK/PYD

 

L’ex-portavoce e disertore delle SDF, un gruppo dominato dai terroristi di PKK/PYD, parla con l’agenzia Anadolu. Talal Silu, ex-comandante e portavoce della forza sostenuta dagli Stati Uniti che ha abbandonato il gruppo terroristico il mese scorso, vive attualmente in Turchia. Silu ha raccontato all’agenzia Anadolu i dettagli sugli Stati Uniti che armano i gruppi terroristici nella regione e cosa i funzionari statunitensi pensano della presenza del PKK/PYD nel nord della Siria. Nonostante le obiezioni della Turchia, gli Stati Uniti hanno fornito armi al PKK/PYD, definendolo alleato nella lotta allo SIIL, ma ignorandone lo status di gruppo terroristico. Ha anche spiegato come si è formata la forza dominata dai terroristi del PKK e come gli Stati Uniti stipularono un controverso accordo per consentire ai terroristi dello SIIL di lasciare Raqqah prima che fosse liberata.

 

DOMANDA: Come è entrato in contatto col PKK?
RISPOSTA: Inizialmente, un invito fu inviato dalle YPG al mio gruppo, l’Esercito Selgiuchide. Mi raccomandarono di entrare nel Jaysh al-Thuwar (esercito dei rivoluzionari). Ero d’accordo e ad Ifrin mi unii a loro. Il responsabile del PKK ad Ifrin era Haji Ahmad Hudro. Preparavano il Jaysh al-Thuwar. Abu Ali Birad era il capo degli arabi e Salah Jebbo dei curdi. Ero responsabile dei turcomanni. Andai ad Ifrin all’inizio di agosto 2015 e lavorai nell’amministrazione del Jaysh al-Thuwar. Ma non ero un capo, lo era Hudro. Più tardi mi dissero che mi sarei unito alle SDF. Tenemmo il primo incontro con il responsabile regionale del PKK Shahin Jilo. Il nostro incontro con le SDF avvenne il 15 ottobre. Ma Shahin Jilo (che ne annunciò l’istituzione) voleva che scrivessimo la data dell’incontro fosse stata il 10 ottobre 2017. Quando ne chiedemmo il motivo, ci dissero che gli Stati Uniti avevano inviato le armi alle YPG da al-Hasaqah tra il 10 e il 15 ottobre. Lo fecero per consentire agli Stati Uniti di spiegare la situazione alla comunità internazionale, potendo dire che le armi non andavano alle YPG ma alle SDF. Ecco come furono create le SDF.

DOMANDA: Il generale Raymond Thomas, capo delle forze speciali dell’esercito statunitense, ha affermato che “con una mossa logica” trovarono il nome SDF per le YPG, per dargli una reputazione. Le SDF non hanno ancora una loro identità?
RISPOSTA: È solo un nome. Nient’altro. Prendiamo tutto, compresi gli stipendi, dalle YPG. La ragione principale per l’istituzione delle SDF sono gli Stati Uniti. Le autorità statunitensi vollero armare i curdi. L’annuncio dell’istituzione delle SDF era solo scena e menzionarono l’unità dei componenti, ma non c’è una cosa del genere. Gli Stati Uniti hanno dato la leadership ai curdi e al PKK. Parlavano di lotta al terrorismo, ma poi vedemmo le autorità statunitensi trafficare coi membri dello Stato islamico su un accordo stipulato con Shahin Jilo. Volevano influenzare le idee dei cittadini della regione tramite le SDF, che presentano come forza che li libera e combatte il terrorismo. Ma a causa loro, case sono state distrutte e persone costrette ad emigrare. Non hanno nemmeno lasciato che restassero nei campi, le hanno spaventate.

DOMANDA: Ad un certo punto, gli Stati Uniti affermavano di aiutare gli arabi, non le YPG. Era vero?
RISPOSTA: Inizialmente firmavamo documenti forniti dagli statunitensi per ricevere armi. Ma tutte le armi andavano a uno dei capi del PKK, il turco Safkan. Safkan portava le armi in un posto che solo loro conoscevano, e ancora è così. Ad esempio, nell’operazione di Manbij tutte le armi furono consegnate ad Abu Amjad, di origine araba. Lo fecero apposta, ma era una sceneggiata. “Ricevo grandi quantità di armi ma non me ne danno una sola. Il mio dovere ed autorità è solo firmare”.

DOMANDA: Perché gli Stati Uniti scelsero tale metodo?
RISPOSTA: Le idee erano di Brett McGurk. Durante l’operazione di Raqqah, McGurk voleva che venisse creata una forza chiamata Coalizione araba. L’unico dovere della Coalizione araba era ricevere armi. E ne ricevette grandi quantità. Ma solo armi leggere furono distribuite ad arabi, turcomanni ed assiri. Il nome della coalizione era araba, ma gli arabi non contavano niente. Il consiglio militare di Dayr al-Zur metteva solo la firma. Gli Stati Uniti lo sapevano, ma volevano giocare a modo loro. Tutti questi schemi erano volti a coprire che le armi venivano consegnate al PKK. Ma eravamo sicuri che le armi avanzate andassero a PKK e YPG.

DOMANDA: Gli Stati Uniti controllano dove consegnare e contro chi utilizzare le armi fornite?
RISPOSTA: Agli statunitensi non importava dove sarebbero finite. Non ci hanno mai chiesto nemmeno una volta che cosa ne facessimo e dove le usavamo. Venivano giocati dal gioco “Siamo senza armi” (delle YPG) e una nuova consegna delle armi iniziava immediatamente. Gli Stati Uniti già sapevano che arabi, turcomanni ed assiri non vi erano inclusi. Ci fu un supporto limitato con Obama. Dopo l’arrivo di Trump, la modalità dei rifornimenti cambiò. Quando arrivò Trump, i veicoli corazzati iniziarono ad arrivare.

DOMANDA: Shahin Farhad Abdi, alias Shahin Jilo, è nella lista dei ricercati della Turchia. È nella categoria rossa ed ha 4 milioni di lire turche di taglia. Quanta influenza ha verso le autorità statunitensi?
RISPOSTA: (Per le armi) facevamo la lista di richieste. Shahin Jilo la presentava e le armi fornite non sarebbero state viste sui media. Non volevano che si sapesse quali armi fossero.

DOMANDA: Chi gestisce la struttura appare nelle SDF?
RISPOSTA: In realtà, la gestiscono gli statunitensi. Anche se ci sono elezioni, sono tutte messinscena. Tutti sanno che Shahin Jilo è il responsabile. Il suo vice era Kahraman, che è anche un responsabile del PKK. Ero il numero 3. Ci sono punti di controllo e squadre del PKK in ogni luogo. Nei tribunali, consigli civili, sanità e altri campi, c’è sicuramente un leader del PKK.

DOMANDA: Dove sono posizionati gli addetti di Qandil del PKK nelle SDF?
RISPOSTA: Anche se Jilo è il capo, c’è un’altra autorità al di sopra di lui, è Bahoz Erdal. Bahoz riceve istruzioni da Qandil, cioè Sabri Ok. Quando Erdal fu nominato a Qandil, Nureddin Sofi ne prese il posto. Dà le istruzioni a Jilo. Jilo e il suo vice Kahraman sono solo nella squadra del leader. Ci sono molti uffici, ma a causa del conflitto i nuovi nomi non possono essere rivelati. I responsabili del PKK e delle YPG di Ifrin sono Haji Ahmad Hudro, Mahmud Berhudan e Nocin (per le donne). L’intera area è amministrata da Khalil Tefdem. Bahoz Erdal gli dà le istruzioni. Manbij è amministrata da uno dei leader del PKK, Ismail Direk, ma Cemil Mazlum è responsabile dei miliziani. L’amministratore civile e militare di Raqqah è Hasan, che proviene dall’Europa. A Dayr al-Zur c’è Polat Can, uno dei più noti del PKK. Anch’io, una volta, ricevetti un invito da Qandil per incontrare Murat Karayilan, grazie al mio rapporto con Bahoz. Lo cancellarono temendo che le nostre foto sarebbero state pubblicate mentre eravamo lì. Nureddin Sofi vi andò mentre Karayilan rilasciava una dichiarazione. Poi tornò. Andavano e venivano di nascosto. Il PKK approfittò del ruolo di Salih Muslim sui media e riuscì ad usarlo. Normalmente, non aveva alcun ruolo. Durante l’annuncio del governo autonomo, lo fecero sedere in settima fila perché non ha alcun ruolo in questo piano.

DOMANDA: Quanti uomini armati operano in nome delle SDF?
RISPOSTA: Anche se non ci sono dati netti, 50000 miliziani uomini e donne. Il 70% da YPG e YPJ. C’erano 65 persone sotto la mia guida. Col Consiglio militare assiro solo 50. Volevano stabilire un simbolico Consiglio militare turcomanno. Raccomandai 150 nomi, ma dissero “Perché 150? 50 bastano”. Ci sono le forze arabe al-Sanadid a Shamar Ashira, e Shayq Bandar ne è il capo. Sono ignorati dal PKK. Inoltre, l’80% delle persone che morirono nelle operazioni di Raqqah erano arabi e il 20% curdi. Vediamo che il numero di arabi è aumentato, ma sono stati ingannati, ricevettero false promesse. Anche se le YPG appaiono parte delle SDF, lo negano e dicono di essere indipendenti. Le SDF sono solo un nome. Non esistono in realtà.

DOMANDA: Qual è la situazione degli occidentali che aderiscono alle YPG?
RISPOSTA: Venivano da vari Paesi ed entravano nelle YPG, anche donne. Alcuni venivano per pubblicità. Una canadese si scoprì essere una modella. Chi torna nei propri Paesi dice di aver combattuto contro lo SIIL e cercano di dichiararsi eroi nazionali.

DOMANDA: Quanti soldi ricevono i membri dell’organizzazione?
RISPOSTA: Gli stipendi sono circa 170-200 dollari al mese. I leader non vengono pagati ma guadagnano con contrabbando e bustarelle. Venivo pagato direttamente da Shahin Jilo. Mi diede migliaia di dollari e la mia situazione era molto buona. I miliziani sono pagati in sterline siriane. La squadra dei leader del PKK non è pagata, ma tutte le loro richieste sono soddisfatte. Successivamente, la corruzione emerse.

Sili raccontava all’agenzia Anadolu il piano “Sbocco sul Mediterraneo” dell’organizzazione, affermando che un capo dell’intelligence statunitense gli disse che è necessario raggiungere il Mediterraneo per essere “permanenti”. Il PKK/PYD attualmente occupano più di un quarto del territorio siriano. La strategia d’espansione dell’organizzazione è cresciuta mentre avanzava dal confine iracheno fino al confine turco. Il futuro dell’organizzazione è connesso alla capacità di aprire un corridoio verso il Mediterraneo e avere l’opportunità di connettersi direttamente col mondo e riceverne supporto. La Turchia aveva avvertito gli Stati Uniti degli obiettivi dell’organizzazione, tuttavia, il governo statunitense afferma che gli sviluppi sono legati solo alla lotta contro lo SIIL. Silo, prima di lasciare la Siria, aveva stretti rapporti con figure di alto livello delle YPG, l’ala militare del PKK/PYD, e aveva visto le attività dell’organizzazione, che utilizza il nome delle SDF in Siria. Silu partecipò molte volte ai contatti tra PKK/PYD e il suo grande sostenitore, gli Stati Uniti. Le domande dell’agenzia Anadolu sugli Stati Uniti che supervisionano il piano “Sbocco sul Mediterraneo”, e come l’organizzazione protegge i suoi depositi di armi contro la Turchia, la situazione ad Ifrin e il commercio petrolifero.

DOMANDA: Nell’ultimo periodo, la guerra e la competizione internazionale per Dayr al-Zur, vicino al confine iracheno, s’intensificò. Cos’era successo?
RISPOSTA: Il 9 settembre iniziammo l’operazione contro lo SIIL come SDF. L’annunciai personalmente. L’obiettivo era la rimanente regione di al-Jazira in Siria a nord del fiume Eufrate. Nessuno di noi, né le YPG, aveva i mezzi per avviare un’operazione contro lo SIIL. Questa operazione fu realizzata col supporto degli Stati Uniti. Il problema non era assolutamente correlato al petrolio. L’obiettivo era che le forze sotto il nome SDF raggiungessero i distretti di Buqamal e Mayadin prima delle forze del regime. Grazie a ciò, si sarebbe creata una barriera tra Siria ed Iraq. Gli Stati Uniti cercarono di aiutarle all’inizio ma fallirono. All’inizio fummo anche colpiti dai russi. Molti furono uccisi negli attacchi russi e del regime. Stati Uniti e SDF combattevano assieme. Le forze del regime non c’erano. Ma gli Stati Uniti, visto che il regime raggiungeva rapidamente quelle aree, mobilitarono le SDF e chiesero a Sahin Jilo (capo regionale delle YPG) di fare questo lavoro. La maggior parte della gente non lo sa. Molte posizioni furono prese e poi lasciate ai russi. Anche la raffineria Conoco e i campi petroliferi circostanti furono lasciati ai russi. Quando fu fatto ciò, il regime e i russi non avanzarono più.

DOMANDA: Come viene usato il petrolio dal PKK a Dayr al-Zur e Hasaqah?
RISPOSTA: YPG e PKK sfruttano i giacimenti petroliferi di Rumaylan, dopo averli catturati. In primo luogo, l’esportavano presso lo Stato islamico. Ali Sayr, responsabile del PKK per le questioni finanziarie nel Jazira, vive a Qamishli. Ha collegamenti diretti con figure di spicco del PKK. È autorizzato a stipulare accordi petroliferi. Solo lui conosce le entrate fatte. Questo è il segreto del PKK. Ali Sayr vende petrolio all’estero dal 2012. In passato, le vendite venivano effettuate solo presso le aree dello SIIL. Un ufficiale del regime, al-Qatirji, è il responsabile generale dell’estrazione di petrolio del PKK. Si diceva che anche Sahin Jilo non potesse intervenirvi. Il problema del petrolio era il segreto dell’organizzazione. Ebbi alcune informazioni facendo molte domande. I soldi del petrolio venduto venivano trasferiti su alcuni nominativi vicini nelle banche del Libano. Quindi i soldi venivano trasferiti in Europa. Tutti i nomi sono di membri del PKK. Il problema è molto grave. Ogni giorno passavano centinaia di autocisterne.

DOMANDA: A lungo è stato discusso un progetto di corridoio con cui il PKK/PYD possa raggiungere il Mediterraneo dalla Siria settentrionale. Ha avuto possibilità di conoscerne l’atteggiamento dei funzionari statunitensi nelle visite e riunioni?
RISPOSTA: Non era un piano, era una promessa. C’incontrammo con uno statunitense che diceva di essere di un gruppo di esperti. Ci avevano chiesto d’incontrarci. Aveva un sacco di guardie del corpo. Più tardi, sapemmo che era un capo dell’intelligence statunitense. Ci disse: “Se andate verso Dayr al-Zur, gli Stati Uniti vi daranno il sostegno necessario per dare uno sbocco sul mare a SDF e Parlamento democratico siriano“. Fu promesso, tuttavia l’operazione per catturare Dayr al-Zur fallì. Il problema principale non era prendere villaggi e giacimenti petroliferi. Il corridoio mediterraneo fu promesso a Sahin Jilo e SDF. Io c’ero. Se questa operazione (Dayr al-Zur) riusciva, se avessimo vinto, forse gli Stati Uniti avrebbero cercato di aprire un corridoio verso il mare per le SDF. Il capo dell’intelligence statunitense ci disse: “Non è possibile per una struttura come questa avere un futuro se non ha accesso al mare“. Indicò Kurdistan ed Irbil come esempio. Il Kurdistan non ha accesso al mare. Pertanto, deve sempre convincere le altre parti, altrimenti come esportare petrolio? Deve avere un punto, un porto. La parte statunitense fece promesse su questo problema. Ma penso che non andò secondo i piani. Vedremo cosa succederà.

DOMANDA: L’esercito turco bombardò obiettivi delle YPG a Qaraquq. Quali elementi delle YPG vi erano presenti?
RISPOSTA: Qaraquq era la base principale delle YPG con depositi di armi e munizioni e casseforti col denaro. Bahoz Erdal e Sahin Jilo abitavano lì vicino. C’era anche la scuola ideologica dei leader del PKK. I membri delle YPG vi ricevevano istruzione militare. Ci andai due volte. Una volta incontrai Sahin Jilo e presi un’auto. C’erano anche archivi e stampa delle YPG. Tutti i presenti erano della squadra del leader. La turca Nalin era responsabile delle donne. Non conosceva l’arabo. N. Sevin era un altro curdo turco, conosceva pochissimo l’arabo. Erano presenti anche Rustem responsabile delle YPG e Gerba responsabile di Hasaqah. Dissi a Sahin Jilo che mi sorprese il modo in cui il bilancio delle vittime fosse così alto. Dissi: “La Turchia ha violato la sicurezza di Qaraquq. C’erano alcuni leader che sarebbero stati eletti a nuove posizioni. Rustem doveva andare in Turchia. L’intelligence turca lo sapeva. Per quanto ci riguarda, ce ne stavamo lontani perché un messaggio degli Stati Uniti ci diceva di “non farvi attaccare, quindi non andateci più”.

DOMANDA: Cosa successe quando arrivò il comandante degli Stati Uniti a Qaraquq?
RISPOSTA: Il secondo giorno arrivò un comandante degli Stati Uniti. Sahin Jilo era apparso alla stampa per la prima volta. La guardia del corpo dello statunitense era l’anglofono Selar. Raccontò come avvenne l’attacco. Non dissero all’ufficiale che i responsabili del PKK erano presenti, ma dissero che erano presenti civili e militanti. L’ufficiale neanche lo condannò. Dopo cinque giorni, Jilo ci disse che gli Stati Uniti avevano parlato con la Turchia e che non sarebbe stato effettuato alcun attacco.

DOMANDA: In che modo le YPG superarono il problema dei depositi di armi?
RISPOSTA: Le armi pesanti e le munizioni furono inviate ad Hamin. Poi, da Hamin ai depositi. La Turchia non li bombardò perché gli statunitensi li proteggevano. Molte armi e munizioni venivano portate nelle basi dove erano presenti gli statunitensi, per impedire alla Turchia di bersagliarli.

DOMANDA: Come fa il PKK a garantirsi i collegamenti tra Ifrin e le aree ad est? La mancanza di collegamenti preoccupa l’organizzazione?
RISPOSTA: Quando il regime siriano prese Aleppo, una strada si formò direttamente. È una strada parallela a sud all’area dell’Operazione Euphrates Shield. La strada parte da Ifrin (passa dalle aree del regime) e raggiunge Manbij attraverso la periferia di Aleppo. E da Manbij va nel Jazira (est dell’Eufrate). Per utilizzarla è necessaria l’approvazione del regime o dei russi. A volte persino degli iraniani.

DOMANDA: La protezione degli USA delle YPG è valida anche per Ifrin?
RISPOSTA: Gli Stati Uniti non si sono impegnati ad Ifrin. Lo chiesi a McGurk (rappresentante speciale degli Stati Uniti nella lotta allo SIIL) al nostro primo incontro. All’epoca, Ifrin non aveva collegamenti con le aree orientali. Gli chiesi del supporto per Ifrin. Disse che il governo degli Stati Uniti non appoggiava Ifrin. Questo successe al nostro primo incontro. Disse: “Se Ifrin vuole un altro sostenitore, lo trovi“. Risposi: “Forse i russi“. Disse: “Non ci sono ostacoli da parte nostra“. Poi, il cugino di Assad, Husayn Assad, mi chiamò. Mi disse di stabilire una linea tra SDF e russi nella base di Humaymim, ne parlai con Sahin Jilo. Disse che la linea poteva disturbare gli Stati Uniti, ma Sipan Hamo (il cosiddetto comandante generale delle YPG) voleva comunicare con i russi. Poi lo dissi a Husayn Assad. Fu stabilita la linea di comunicazione coi russi. Avevano molti traffici con i russi.

DOMANDA: Quanto è preoccupante l’intervento turco ad Ifrin per il PKK?
RISPOSTA: Se le forze turche fossero intervenute ad Ifrin, avrebbero potuto catturarla rapidamente. La situazione non è come l’organizzazione (PKK) mostra all’estero. Pertanto, erano molto spaventati. Il problema non è solo la caduta di Ifrin. Se le forze turche isolassero le aree rurali settentrionali sarebbe il fallimento di tutti i piani (sbocco sul Mediterraneo), perché pensavano ad Ifrin come cuore del piano. L’intervento turco sarebbe la fine dei loro sogni. Contro l’intervento turco ad Ifrin volevano le forze russe. Il regime siriano voleva alzare la bandiera siriana in caso di contatto coi turchi. Ma il regime pose come prerequisito il trasferimento dei punti in cui la bandiera veniva sollevata. Qandil respinse la richiesta. Ma alla fine gli elementi al confine erano spaventati. Credevano che gli Stati Uniti avrebbero fatto pressione sulla Turchia per non prendere Ifrin. Ma gli Stati Uniti non hanno mai risposto, fin dall’inizio affermarono che sosterranno le aree liberate, ma che non supporteranno Ifrin.

 

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