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15 novembre 2019

 

Quando l’Europa sfiorò l’olocausto atomico

di Paolo Mauri

                       

La Guerra fredda viene ricordata dalla vulgata popolare come un periodo in cui le due superpotenze mondiali, Usa e Urss, si sono fronteggiate in un clima di tensione ma comunque relativamente stabile, quasi che le guerre per procura come la Corea ed il Vietnam fossero stati conflitti a bassa intensità (quando in realtà ci fu chi propose di usare le atomiche) o considerando, erroneamente, che il fronte europeo, la Cortina di Ferro, fosse un limes invalicabile ma foriero di pace.

 

La realtà storica, come sempre accade, è ben diversa: le due superpotenze, le due alleanze contrapposte della Nato e del Patto di Varsavia, si sono trovate più volte ad un passo dall’innescare un conflitto generalizzato che avrebbe potuto rapidamente degenerare in un’escalation nucleare.

 

Negli archivi storici si annoverano diversi episodi nei quali i due blocchi sono arrivati ad un soffio dal dare il via ad un conflitto: oltre al ben noto caso della crisi dei missili di Cuba dell’ottobre del 1962, o della crisi berlinese dell’ottobre del 1961 dove i carri armati sovietici e americani si fronteggiarono nella città appena divisa dal Muro per una disputa di confine. Altri sono rimasti negli archivi coperti da segreto o semplicemente sono passati sottotraccia: uno di essi successe nei primi giorni di novembre del 1983, in un periodo nel quale i rapporti tra Stati Uniti ed Unione sovietica erano ai minimi storici proprio dai tempi della crisi dei missili cubana, che portò il mondo sull’orlo di una guerra atomica: alla Casa Bianca sedeva Ronald Reagan, al Cremlino Juri Andropov (veterano della Seconda Guerra Mondiale) e al numero 10 di Downing Street Margharet Thatcher.

L’occasione di una possibile escalation nucleare fu fornita da un’esercitazione della Nato in Europa, un’esercitazione che prevedeva l’impiego dei soli comandi e centri di comunicazione e controllo (in gergo militare C3), chiamata Able Archer, che per una serie di motivi fu fraintesa dal blocco sovietico.

 

Il contesto storico

Come anticipato, l’inizio degli anni Ottanta non fu un periodo di distensione tra i due blocchi. Andiamo quindi a vedere il contesto storico che ha fatto da sfondo all’esercitazione Able Archer per capire come mai una semplice manovra dei comandi C3 della Nato abbia causato una serie di eventi oltrecortina che potevano degenerare in un conflitto atomico.

 

1976. L’Unione Sovietica dispiega qualche centinaio di nuovi missili balistici a raggio intermedio nella sua parte occidentale e nei suoi Paesi satelliti. Il missile Rsd-10 Pioneer (SS-20 “Saber” in codice Nato) ha una gittata di più di 4mila chilometri e monta tre testate atomiche da 150 chilotoni con un Cep (Circular Error Probable) di 150/300 metri. Questi vettori, se lanciati, lascerebbero una manciata di minuti di preavviso alla Nato per rispondere all’attacco facendone quindi un’arma destabilizzante per gli equilibri nucleari dell’Europa.

 

1979-1983. Gli Stati Uniti e la Nato rispondono alla minaccia dispiegando 572 nuovi missili balistici tipo Pershing II in Germania Occidentale. I Pershing II hanno una testata nucleare W85 da 80 chilotoni e una gittata di 1770 chilometri. Se lanciato dal territorio tedesco occidentale darebbe tra i sei e gli otto minuti di tempo per un contrattacco sovietico prima della detonazione. Senza dimenticare il dispiegamento dei missili da crociera con testata nucleare tipo Bgm-109G Gryphon in Italia, Regno Unito, Germania, Olanda e Belgio.

 

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v62), quality = 82 1979. L’Unione Sovietica invade l’Afghanistan in una campagna militare dissanguante e fallimentare che durerà dieci anni che segue le regole della Guerriglieri afghani contro l’Unione sovietica (LaPresse)

 

Guerra fredda, quindi con i mujaheddin afghani (tra cui anche i talebani) armati e sostenuti finanziariamente dagli Stati Uniti.

 

 

1980. Scoppia il conflitto tra Iran e Iraq. Sebbene i due Paesi siano lontani dai due blocchi contrapposti, l’Occidente e l’Unione sovietica non rinunciano a fornire aiuti militari ai due contendenti, spesso ad entrambi contemporaneamente.

 

1980. In Polonia un operaio dei cantieri navali di Danzica, Lech Wa??sa, fonda un sindacato di matrice cattolica e anticomunista: Solidarno??. Wa??sa si vedrà assegnato il premio nobel per la pace nel 1983.

 

1982. Il Regno Unito risponde militarmente all’invasione argentina delle isole Falkland/Malvinas con un’operazione anfibia e aerea di lunghissimo raggio che porta alla resa di Buenos Aires dopo due mesi di combattimenti.

 

8 marzo 1983. Ronald Reagan definisce l’Unione sovietica un “impero del male” (evil empire) in un discorso ufficiale. Dure proteste del Cremlino.

 

Video: President Ronald Reagan - "Evil Empire" Speech

 

Aprile/maggio 1983. Velivoli della Us Navy sconfinano nello spazio aereo sovietico delle isole Curili durante un’esercitazione. Mosca avvisa Washington che “si assumerà la responsabilità delle conseguenze di tali atti”.

 

01 settembre 1983. Un Sukhoi Su-15 “Flagon” della IA-PVO (Istrebitelnaya Aviatsiya-Protivovozdushnoy Oborony – Aviazione da Caccia della Difesa Aerea) abbatte per errore sopra il mar del Giappone presso l’isola di Sakhalin il volo Korean Air 007 in volo tra Anchorage e Seul scambiandolo per un aereo da ricognizione elettronica americano (RC-135) che ha sconfinato. Risultato: 269 morti di cui 62 americani.

 

23 ottobre 1983. Hezbollah fa saltare in aria una caserma di Marines a Beirut con un camion imbottito di tritolo: 299 morti tra cui 241 americani. La Casa Bianca manderà qualche mese dopo, a gennaio del 1984, la Sesta Flotta rinforzata della corazzata New Jersey, veterana della Seconda Guerra Mondiale ad effettuare un bombardamento della città.

 

25 ottobre 1983. Gli Stati Uniti invadono l’isola caraibica di Grenada. Il colpo di Stato del 1979 aveva rovesciato il governo legittimo dell’isola sospendendo la costituzione a abolendo i partiti politici col sostegno militare di Cuba. I marines del corpo di spedizione Usa hanno ragione degli insorti e delle truppe cubane in due giorni.

 

Tensioni e paranoie al Cremlino

Il Politburo non è mai stato un organo politico flessibile, ma in quegli anni, complice anche una non secondaria questione anagrafica dei suoi componenti (Andropov era del 1914, Dmitry Ustinov, ministro della Difesa del 1908, Andrei Gromyko, ministro degli Esteri, del 1909), era cristallizzato su posizioni fortemente antioccidentali, sicuramente causate dal clima di tensione, ma che erano al limite della paranoia.

Esempi di questa paranoia diffusa si possono evincere dai discorsi e dalle posture tenute dal Cremlino: nel 1983, durante un incontro tra Andropov e il politico tedesco occidentale Hans-Jochen Vogel, il Segretario Generale del Pcus ebbe a dire che “dopo tutto, dietro il bottone che attiva le armi nucleari, ci può essere un sergente americano ubriaco o sotto l’influsso di droghe”. La paranoia sovietica si evince anche dalle reazioni a seguito dell’abbattimento del volo Korean Air: un rapporto ufficiale al Politburo del Kgb datato primo settembre 1983 confermava i timori dell’intelligence occidentali per una guerra imminente.

Tale atteggiamento portò, naturalmente, ad un innalzamento del livello di allerta: in un ordine dell’ottobre del 1983 destinato a tutti i segretari di partito delle regioni dell’Urss e ai comandanti militari dei distretti, il Cremlino impartiva disposizioni per incrementare la protezione dei confini e prestare particolare attenzione ad attività preventive interne.

È ragionevole supporre che, nella mente dei membri del Politburo che avevano vissuto la Seconda Guerra Mondiale, testimoni dell’incubo delle divisioni panzer tedesche che scorrazzavano nel Bassopiano Sarmatico sino ad arrivare alle porte di Mosca, si prefigurassero gli stessi prodromi che portarono allo scoppio del conflitto più sanguinoso della storia.

 

Able Archer 83: sull’orlo dell’abisso

In questo clima di diffidenza, tendente alla paranoia, con tensioni internazionali via via crescenti che hanno causato anche numerose vittime come abbiamo avuto modo di evidenziare, la Nato decise di effettuare un’esercitazione limitata ai comandi C3 che prevedeva la gestione di una crisi politica/militare che avrebbe portato ad una escalation in Europa sino ad uno scontro con armi nucleari tra i due blocchi. In sostanza si voleva testare il sistema di comunicazioni tra quartier generali e comandi avanzati per capire i tempi di reazione, la gestione delle comunicazioni in entrata e in uscita, le differenti capacità del sistema a più livelli.

 

L’esercitazione, chiamata Able Archer, cominciò il 4 novembre del 1983

Proviamo a metterci nei panni dei Sovietici per capire come si sia rischiato un conflitto globale, avendo ben presente quanto sin qui detto sui sentimenti che vigevano oltrecortina.

 

Giorno 1. I sistemi di ascolto e intercettazione sovietici e del Patto di Varsavia notano un inconsueto volume di traffico radio in cifra tra i comandi e le varie unità corazzate e di fanteria della Nato, i principali aeroporti militari sono messi in stato d’allerta. Tutte queste comunicazioni sono precedute dalle parole “Exercise Exercise Exercise“, giusto per non esser fraintesi. Il povero colonnello Ivan Ivanovich (come dire Mario Rossi da noi) non può far altro che inoltrare un rapporto al proprio superiore, il quale lo inoltrerà a sua volta al proprio superiore, e così via risalendo la catena gerarchica sino ad un tavolo della Lubjanka (sede del Kgb), dove vengono prese le decisioni e diramati gli ordini (il sistema sovietico non prevedeva poteri decisionali ai comandanti locali, tutto era piramidale e qualsiasi decisione veniva presa al vertice). Complice lo stato precario di salute di Andropov, vengono impartiti i primi ordini di preallarme dalla Lubjanka: dapprima solo per le forze strategiche (Raketnye vojska strategi?eskogo nazna?enija – forze missilistiche strategiche), poi col passare dei giorni furono mobilitate varie unità dell’Armata Rossa, sino ad arrivare ad un dispiegamento di forze corazzate e di fanteria in Germania Orientale, Polonia, Cecoslovacchia. Intanto al Cremlino, su un tabellone studiato per determinare quando sarebbe scattato l’attacco della Nato sommando meccanicamente alcuni fattori, viene aggiunta la prima “spunta”.

 

Giorno 3. L’interruzione delle comunicazioni a intervalli regolari nei comandi Nato viene intesa da Mosca come un tentativo di depistaggio, ed il silenzio radio (della durata di circa un’ora) un modo per celare i movimenti di truppe e mezzi corazzati. In realtà la cessazione delle comunicazioni avveniva ogni giorno alla stessa ora solo perché gli operatori erano in pausa pranzo.

 

Giorno 4. L’esercitazione prevede che jeep si spostino lungo il territorio tedesco per testare i ponti radio. A Mosca non si rendono conto, perché forse non possono saperlo, che non si tratta dello spostamento di intere divisioni ma solo di una manciata di uomini. Secondo i piani sovietici potrebbe essere l’inizio di un intervento contro la Germania orientale e i Paesi del Patto di Varsavia attraverso la soglia del Fulda Gap, pertanto viene dato l’allarme alla Flotta del Baltico e messa in preallarme quella del Nord. Così il grosso della Flotta Rossa, sottomarini lanciamissili nucleari compresi, prese il mare, preparandosi a forzare un eventuale ma inesistente blocco navale. Questi movimenti ovviamente non restarono inosservati alla Nato, che reagì di conseguenza aumentando i voli di ricognizione e mandando in mare a sua volta le proprie forze navali. Un’altra “spunta” sul tabellone della crisi.

 

Giorno 5. Le forze missilistiche strategiche sovietiche sono in stato di massima allerta a causa dei movimenti di truppe, navali e dell’allerta degli stromi di caccia della Nato, ma anche a seguito dell’incidente avvenuto poche settimane prima (il 26 settembre) al centro di allarme missilistico spaziale Oko di Serpukhov-15, distretto militare di Mosca. Quella notte l’allarme per missili balistici risuonò per ben cinque volte segnalando lanci di missili balistici dal territorio statunitense. In realtà il satellite ottico di sorveglianza era stato ingannato dal riflesso del sole su nubi di alta atmosfera. Il sangue freddo dell’ufficiale comandante, tenente colonnello Stanislav Petrov, insieme alla consapevolezza, determinata dall’addestramento, secondo la quale un attacco missilistico sarebbe stato massiccio e non con lanci singoli ripetuti in un lungo arco di tempo, impedì che si giungesse ad un olocausto nucleare.

 

Giorno 6 e giorno 7. Epilogo. La Guerra fredda fu soprattutto guerra di spie, e nella nostra storia entrano in gioco due personaggi controversi, due spie che lavoravano per gli opposti schieramenti: Rainer Rupp (detto Topaz) tedesco orientale e spia della Ddr che lavorava nel comando Nato a Bruxelles, e Oleg Gordievsky, agente “doppio” dell’MI6 che lavorava al Kgb. Rupp ebbe il merito di passare all’Unione sovietica informazioni precise e accurate che la Nato non stava preparando un attacco, Gordievsky invece, quello di far capire agli inglesi, e quindi alla Nato, che i sovietici stavano interpretando male l’esercitazione Able Archer, quindi che la mobilitazione delle divisioni corazzate, della flotta, e delle forze missilistiche strategiche non era il preludio di un attacco del Patto di Varsavia all’Europa occidentale.

 

Questa storia, oltre ad essere un aneddoto della Guerra fredda, rappresenta anche un monito per il presente

Oggi, dopo quasi 30 anni di stabilità, in Europa si sta riaffacciando lo spettro di un possibile conflitto tra Russia e Nato a causa della fine di trattati internazionali (diventati comunque obsoleti), come l’Inf e ancor prima l’Abm, ma soprattutto della volontà dei protagonisti di non arrivare a nuovi tavoli di trattative. Si sta generando una nuova corsa agli armamenti i cui esiti sono difficili da prevedere e sebbene il clima tra Washington e Mosca non sia più quello del 1983, non possiamo dire nemmeno che le relazioni siano caratterizzate da reciproca fiducia.

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