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Martedì, 04 febbraio 2014

La Storia Segreta della Manipolazione del Prezzo dell'Oro
di Paul Craig Roberts e David Kranzler 

Traduzione di Franco

INTRODUZIONE

La deregolamentazione del sistema finanziario, avvenuta durante le presidenze di Bill Clinton e George W. Bush, ha avuto come prevedibile risultato finale la concentrazione finanziaria e l’adozione di comportamenti sconsiderati. Un pugno di banche è cresciuto al punto tale che le autorità finanziarie hanno dovute dichiararle "troppo grandi per fallire".

Escluse dalla disciplina di mercato, queste banche sono diventate dei meri reparti governativi, che spingono la Federal Reserve a creare massicciamente nuova moneta [attraverso la politica del Quantitative Easing], al fine sia di sostenere i prezzi degli strumenti finanziari presenti nei loro bilanci, che di finanziare ad un basso tasso d’interesse i trilioni di dollari del deficit del bilancio federale, generato dalla lunga recessione dovuta alla crisi finanziaria.

La decisione della Fed di monetizzare annualmente 1.000 miliardi di dollari di obbligazioni, ha messo pressione sul dollaro, il cui valore è diminuito nei confronti dell’oro.

Quando, nel 2011, il  prezzo dell’oro raggiunse i 1.900 dollari/ozt [oncia, ndt], la Federal Reserve comprese che se questo avesse raggiunto i 2.000 dollari/ozt, l’impatto psicologico sarebbe stato tale da riversarsi pesantemente sul tasso di cambio con le altre valute, con la conseguente fuga dal dollaro, perché sia i detentori stranieri che quelli nazionali avrebbero venduto questa valuta, per evitare perdite ulteriori.

Resasi conto della questione, decise che la manipolazione del prezzo dell'oro sarebbe dovuta passare dalla stessa Banca Centrale ai commercianti in lingotti d’oro [tramite la cessione di oro in leasing], nel tentativo di creare un’offerta di mercato artificiale per assorbire la domanda in eccesso, che altrimenti avrebbe spinto in alto il suo prezzo.

La manipolazione consiste nella vendita d’oro allo scoperto nel mercato dei futures di New York [il COMEX, Commodity Exchange Inc., una divisione del NYMEX, New York Mercantile Exchange, ndt], attraverso le cosiddette Bullion Banks, utilizzate come agenti [consultare il sito: http://www.ehow.com/facts_6824846_definition-bullion-banks.html, ndt].
Le vendite allo scoperto spingono in basso il prezzo dell'oro, ed innescano ordini del tipo “stop-loss” [consultare il sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_loss, ndt] e “margin-calls” [consultare il sito: http://www.investopedia.com/terms/m/margincall.asp, ndt], che spaventano coloro che sono al di fuori del trust dell’oro [il trust è un istituto giuridico anglosassone, che regola una molteplicità di rapporti di natura patrimoniale, ndt].

I lingotti d’oro vengono poi venduti nel mercato dell’oro fisico di Londra, dove le vendite ratificano da un lato il prezzo più basso – ottenuto tramite le vendite allo scoperto fatte presso il Comex di New York – e forniscono, dall’altro, i lingotti necessari a soddisfare le richieste asiatiche di oro fisico, in evidente contrasto con quelle per l’oro “di carta”.

E’ evidente la manipolazione dei prezzi dell’oro. In questo articolo ne presentiamo le prove e ne descriviamo il processo d’attuazione. Concluderemo sostenendo che questa capacità di manipolazione sta scomparendo, perché l’oro fisico sta spostandosi [da New York e Londra] verso l’Asia, lasciando l'Occidente con l’”oro di carta”, la cui quantità supera notevolmente l'offerta disponibile.

COMEX, GLOBEX E LBMA

La sede principale delle attività manipolatorie della Fed è il Comex di New York, dove ha sede il commercio globale dei “futures” sull'oro [i futures sono contratti a termine standardizzati, relativi a strumenti finanziari e/o commodities, tramite i quali le parti si obbligano a scambiarsi, alla scadenza ed al prezzo stabilito, un certo quantitativo di determinate attività fisiche o finanziarie, ndt]. Ognuno di questi contratti rappresenta una barra di 100 once d'oro.

ll Comex è conosciuto per essere “il mercato dell’oro di carta”, visto che vi si trattano esclusivamente contratti futures. Nonostante diverse grandi banche globali siano membri del Comex, la maggior parte dei volumi sono realizzati da JP Morgan, HSBC e Bank Nova Scotia.

Il trading dei futures sull’oro e sull’argento si svolge quotidianamente  [nello stile delle “aste”] nell’ambito del Comex, in un orario compreso fra le 08,20 e le 13,30 – ora di New York.

Il trading sui futures ha luogo anche nel cosiddetto Globex. Il Globex è un sistema di trading informatico, utilizzato per i contratti derivati, per le valute e per i futures. Funziona sempre, tranne che nei fine settimana. Chiunque abbia accesso ad una piattaforma su computer per il trading sui futures, ha accesso anche al sistema Globex, in qualsiasi parte del mondo.

Oltre che in ambito Comex, la Fed manipola il prezzo dell’oro anche nel mercato di Londra, in modo ancora più ampio, considerandone le dimensioni. Questo mercato è chiamato LBMA [London Bullion Marketing Association]. 
Si compone di diverse grandi banche [che in pratica “fanno” il mercato], conosciute come "Bullion Banks" [Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC, JPMorganChase, Merrill Lynch/Bank of America, Mitsui, Societe Generale, Bank of Nova Scotia e UBS).

Se il Comex è il mercato dell’oro di carta, il LBMA è da secoli il centro mondiale per il commercio di oro fisico. Quando dei grandi acquirenti – come ad esempio Banche Centrali, grandi fondi d’investimento o facoltosi investitori privati – vogliono comprare o vendere una grande quantità di oro fisico, lo fanno sul mercato LBMA.

La manipolazione dei prezzi dell’oro effettuata della Fed, prevede forti pressioni al ribasso tramite vendite massicce di futures, che cadono come bombe o sul sistema Comex – durante il suo orario di apertura – o sul sistema Globex. 
Un esempio recente è quello che si è verificato lo scorso 6 Gennaio. Dopo esser cresciuto di oltre 15 dollari/ozt sui mercati asiatici ed europei, alle 10.14 – improvvisamente – il prezzo dell'oro diminuì di 35 dollari/ozt. In meno di 60 secondi furono scambiati più di 12.000 contratti, pari ad oltre il 10% dell'intero volume della giornata.

Non c'erano state, apparentemente, notizie o eventi di mercato che avrebbero potuto innescare l'improvviso e massiccio aumento dei contratti futures venduti sul Comex, fatto che aveva causato il forte ed improvviso calo del prezzo dell'oro. 
Allo stesso tempo, nessun altro mercato dei titoli [tranne quello dell’argento] stava sperimentando degli insoliti movimenti di prezzo e di volume. 12.000 contratti rappresentano 1,2 milioni di once d'oro, una quantità che superava di tre volte quella totale che era custodita nei caveau del Comex [disponibile per essere consegnata a quanti ne avessero fatto richiesta].

La manipolazione della Fed prevede la vendita al ribasso di futures “scoperti”. Il termine "scoperto" indica che i contratti venduti non hanno quantità sottostanti di oro fisico, disponibili per l’eventuale consegna, su richiesta del compratore [naked short selling]. Queste negoziazioni si fanno ricorrendo ad una di quelle banche che trattano i futures sull'oro, essenzialmente la JPMorganChase, la HSBC e la Bank of Nova Scotia. Queste banche operano ovviamente per conto della Fed.

Il modo con cui quest’ultima scarica grandi quantità di contratti futures sul mercato, è diverso da quello con cui agirebbe un operatore in buona fede, che cercasse di liquidare una posizione importante sul mercato. Quest'ultimo cercherebbe di lavorare al di fuori della sua posizione abituale, facendo molta attenzione ed utilizzando un lungo periodo di tempo … cercando, in altre parole, di mimetizzare le vendite e di disturbare il prezzo il meno possibile, al fine di massimizzare i profitti e minimizzare le perdite.

Al contrario, le vendite della Fed trasmettono la sua intenzione di guidare il prezzo al ribasso, senza alcun riguardo per i profitti e senza paura di subire delle perdite, perché l'obiettivo reale è quello di infliggere il maggior danno possibile al prezzo, e di intimidire i potenziali acquirenti.

L’ANNUNCIO DELLA FOMC

La Fed manipola il prezzo dell’oro anche attraverso il sistema Globex. Questo mercato è scandito da lunghi periodi di tranquillità, nei quali il volume degli scambi è molto basso. E' durante questi periodi che la Fed bombarda il mercato per tramite delle sue banche/agenzie, concentrando in un tempo brevissimo delle vendite massicce di futures, per far ribassare il prezzo.

Le banche sanno che in questi periodi non ci sono in giro abbastanza acquirenti per assorbire le quantità messe in vendita. Questo fatto spinge il prezzo ancora più in basso di quanto lo sarebbe stato, se le vendite fossero state effettuate nei periodi in cui il mercato è più attivo.

Un esempio importante di questo tipo d’intervento è avvenuto lo scorso 18 Dicembre, subito dopo l’annuncio che la “Federal Open Market Commettee” avrebbe ridotto gli acquisti di obbligazioni per un importo pari a 10 miliardi/mese di dollari, a partire dal Gennaio 2014 [la FOMC è un organismo della Fed incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto, ed è il suo principale strumento di politica monetaria, ndt].

Con gli altri mercati ancora chiusi, compreso il Comex, fu venduta una massiccia quantità di futures attraverso il sistema Globex, in uno dei suoi momenti di minore attività. Questa vendita fece ribassare il prezzo dell'oro di 23 dollari/ozt nel giro di due ore. La successiva ondata di vendite ebbe luogo il giorno successivo [19 Dicembre], dopo le 02,30 [ora di New York], anche questa volta in uno dei periodi di minore attività [il trading si ferma solo per un’ora, nel corso dell’intera giornata].

Più di 4.900 contratti significa che 14,5 tonnellate d’oro furono scaricate nel sistema Globex nel corso di 2 minuti, dalle 02.40 alle 02.41, con il conseguente ribasso di 24 dollari/ozt. E questo non è tutto. Poco dopo, quando il Comex aprì le contrattazioni, furono venduti altri 1.654 contratti, seguiti poco dopo da ulteriori 2.295.

Tutto ciò equivaleva alla vendita di ulteriori 12,2 tonnellate d’oro. Poco dopo, alle ore 10.00, furono scaricati sul mercato altri 2.530 contratti seguiti, sei minuti più tardi, da ulteriori 3.482. Queste vendite equivalevano ad ulteriori 18,7 tonnellate d’oro.

In un tempo pari a 6 minuti, dunque, furono venduti futures per l’equivalente di 45,4 tonnellate d’oro [le “tons” considerate sono quelle del sistema anglosassone, diverse dalle “tons” metriche]. I contratti venduti nel corso di quei 6 minuti rappresentavano il 10% del volume totale venduto nel corso giornata.

Ovvero, nello 0,004% del periodo giornaliero di contrattazione, fu venduta una quantità pari al 10% del volume totale della giornata. L'oro rappresentato da quei contratti futures, inoltre, era un multiplo della quantità d’oro fisico a disposizione del Comex, per l’eventuale consegna.

Lo scopo del ribasso del prezzo dell'oro era quello di evitare che l'annunciata riduzione dell’acquisto di obbligazioni governative [il cosiddetto tapering], facesse ribassare il mercato del dollaro, e conseguentemente quello azionario ed obbligazionario.

I mercati sanno benissimo che la liquidità fornita dal Quantitative Easing è la ragione per cui i prezzi delle azioni e delle obbligazioni sono così alti, e sanno anche che il rialzo del mercato azionario scoraggia gli acquisti d’oro [e viceversa, ndt].

In precedenza, quando la Fed aveva annunciato che avrebbe potuto ridurre l’acquisto di obbligazioni, il mercato azionario era calato e le obbligazioni venivano vendute in modo massiccio. Per neutralizzare la paura dei mercati, la Fed aveva manipolato sia il mercato dell’oro che quello azionario/obbligazionario [chi vuol sapere com’e che fu manipolato il mercato azionario, può leggere Pam Martens al sito: http://wallstreetonparade.com/2013/12/why-didn’t-the-stock-market-sell-off-on-the-fed’s-taper-announcement/].

Mentre la manipolazione del mercato dell'oro ebbe inizio quando i prezzi cominciarono ad alzarsi, nei tardi anni 2000, questo modello di dilagante manipolazione – che utilizza la vendita allo scoperto dei contratti futures – ha cominciato ad intensificarsi negli ultimi 2 anni, ovvero da quando il prezzo dell’oro è cominciato a scendere, dal massimo di 1.900 dollari/ozt raggiunto nel Settembre del 2011.

I MOMENTI CHIAVE

L'attacco al prezzo dell'oro avviene nei numerosi momenti-chiave caratteristici del sistema Globex. Il momento-chiave più comune è quello dell’apertura del Comex, alle 08,20 [ora di New York]. Per impostare il “tono” delle negoziazioni, si abbatte il prezzo dell'oro proprio in occasione della sua apertura.

A seguire, gli orari [di New York] in cui vengono venduti i futures sull'oro, per farli coincidere con i periodi illiquidi del sistema Globex:
- ore 18.00 dei giorni feriali, quando il sistema Globex riapre dopo la chiusura di un'ora;
- ore 18.00 di Domenica, ovvero all’apertura settimanale del Globex;
- ore 02.30,  ovvero alla chiusura dello Shanghai Gold Exchange;
- ore 04.00, subito dopo il "fix" mattutino del prezzo dell’oro sul mercato di Londra (LBMA);
- ore 14.00 di tutti i giorni, ma soprattutto di Venerdì, dopo la chiusura del Comex – il riferimento è per il solo Globex, perché il resto dei mercati mondiali è ancora chiuso.

Per spingere ancora più in basso il prezzo dell’oro, oltre alla vendita dei contratti futures sul Comex, la Fed ed i suoi agenti [le Bullion Banks] vendono anche grandi quantità di oro fisico, in modo intermittente, sul mercato di Londra [LBMA ].

Il processo per l’acquisto e la vendita di oro fisico è più ingombrante e complicato di quello per i contratti futures. Quando una grande quantità di oro fisico, tutta in una volta, viene messa in vendita sul mercato di Londra, il mercato registra prezzi molto inferiori rispetto a quelli che si sarebbero ottenuti se fosse stata messa in vendita una quantità equivalente di contratti futures.

Poiché la disponibilità di grandi quantità di oro fisico è limitata, queste "gocce di oro fisico" sono usate con grande attenzione ed in modo selettivo, proprio nel momento in cui l'effetto desiderato è più efficace.

Lo scopo primario dei contratti futures trattati sul Comex, è quello di proteggere il valore del dollaro dall’eccesso di offerta creato dalla politica del Quantitative Easing usata dalla Fed. L'uso che la Fed ha fatto del leasing, per rifornire d’oro il mercato e ridurne di conseguenza il prezzo, ha prosciugato le sue riserve auree, e sta creando una notevole carenza di oro fisico.

LA CARENZA DI ORO FISICO

Storicamente, la maggior parte dei grandi compratori d’oro preferisce lasciarlo in custodia nei caveau della Fed, della Bank of England o delle Bullion Banks private, piuttosto che sostenere il costo del trasporto per spostarlo nei depositi locali. Tuttavia, dei grandi acquirenti d’oro, come ad esempio la Cina, chiedono ora l’effettiva consegna dell'oro che acquistano.

Tutto ciò ha costretto la Fed all'uso di tattiche straordinarie ed apparentemente illegali per ottenere l'oro fisico necessario sia per soddisfare i contratti futures [di cui gli acquirenti chiedono la consegna], che per rifornire il mercato di Londra [LBMA].

L’oro è ottenuto da opache operazioni di leasing fatte dalla Banca Centrale, oppure da "prestiti" d’oro effettuati da clienti ignari [l’oro è quello conservato dalle Bullion Banks nei loro caveau presso la LBMA], ed infine saccheggiando i “gold trusts” [fondi che investono nell’oro fisico, come ad esempio la GLD] delle loro riserve auree, attraverso l'acquisto di grandi blocchi di azioni, riscattandone poi le quantità d’oro equivalenti.

Il leasing effettuato dalle Banche Centrali ha luogo quando queste prendono l’oro fisico che hanno in custodia e lo locano alle Bullion Banks. Queste ultime lo vendono poi sul mercato di Londra. Queste operazioni di leasing rendono disponibili delle quantità di oro fisico che possono essere consegnate agli acquirenti in quantità impensabili, ai prezzi attuali. 
L'utilizzo del leasing per manipolare il prezzo dell'oro è diventato una pratica diffusa a partire dal 1990. Le Banche Centrali ammettono di impegnarsi in queste operazioni, ma non ne ammettono lo scopo, che è quello di moderarne il prezzo, anche se il Presidente della Fed, Alan Greenspan, ammise, durante la testimonianza fatta al Congresso nel 1998 sui derivati, che: "le Banche Centrali sono pronte alla locazione d’oro in quantità crescenti, nel caso di un aumento dei prezzi".

Un altro modo per ottenere lingotti da consegnare o mettere in vendita è conosciuto come "rehypothecation". La rehypothecation si verifica quando una società bancaria o di intermediazione, "prende in prestito" gli assets dei clienti che tiene in custodia.

Tecnicamente, quando aprono un conto, i clienti delle banche o delle società d’intermediazione firmano un accordo, che prevede la possibilità che gli assets del conto possano essere dati in pegno per ottenere dei prestiti, come ad esempio i “margin loans” [si tratta di prestiti accesi per finanziare l’acquisto, soprattutto, di titoli, ndt].

Ma le banche, poi, prendono gli assets dati in garanzia e li usano per i loro scopi, piuttosto che per quelli dei clienti. Questa è la rehypothecation. Anche se le Banche Centrali rivelano senza reticenze le pratiche di leasing sull’oro, le banche private e gli intermediari non rivelano pubblicamente i dettagli delle loro attività di rehypothecation.
Nel mercato dell'oro, in fase di crescita per 13 anni, il leasing e le operazioni di rehypothecation hanno notevolissimamente ridotto la quantità d'oro detenute nei forzieri della Fed, della BoE, della BCE e delle Bullion Banks private, come ad esempio la JPMorganChase.

L’ORO TEDESCO E LA RISERVA FRAZIONARIA

L'esaurimento delle riserve d'oro è diventato un problema quando il Venezuela, per primo, chiese il rimpatrio del proprio oro, detenuto da alcune Banche Centrali estere, ed in primo luogo dalla Fed e dalla BOE. La richiesta del Venezuela fu provocata da alcune voci che circolavano sul mercato, che sostenevano di come l'oro dato in custodia fosse abitualmente ipotecato e ceduto in leasing, in quantità sempre maggiori.

Grosso modo un anno più tardi, la Germania fece una richiesta analoga. La Fed si rifiutò di onorarla, negoziando al contempo una linea temporale di sette anni per restituire 300 delle 1.500 tonnellate tedesche. Ciò rese del tutto evidente che la Fed non aveva più l'oro che, invece, avrebbe dovuto tenere in custodia per conto della Germania.
Perché la Fed ha bisogno di ben sette anni per restituire, oltretutto, solo il 20% dell’oro tedesco? La risposta è che non ha più nel suo caveau lingotti d’oro da consegnare! Nel 2011 ci vollero ben quattro mesi per restituire al Venezuela le sue 160 tonnellate d’oro. Quell'oro, ovviamente, non era a portata di mano, e probabilmente dovette essere preso in prestito da quei privati che, del tutto ignari, credevano erroneamente che il loro oro si trovasse depositato in un trust.
Le Banche Centrali Occidentali hanno spinto la riserva frazionaria sull’oro al punto tale da non aver più sufficienti riserve per coprire le richieste di ritiro. Il concetto di riserva frazionaria prese piede quando gli orafi medievali compresero che i proprietari dell’oro che essi conservavano nei loro depositi raramente, poi, lo ritiravano.

Preferivano dei certificati di deposito cartacei, che potevano circolare in tutta sicurezza. Tutto ciò permise agli orafi di prestare l'oro che non avevano, attraverso l'emissione di ricevute cartacee. E questo è esattamente quello che ha fatto la Fed … ha creato certificati di possesso cartacei, per delle quantità d’oro che non esistevano in forma fisica, e li ha venduti in quantità massiccia, per far scendere il prezzo dell'oro.

I certificati cartacei [il cosiddetto ”oro di carta”, ndt] sono un multiplo delle quantità d’oro effettivamente disponibili per la consegna. La Royal Bank of India rese noto, a suo tempo, che il rapporto carta/oro era di 93:1 [per ogni grammo di oro fisico, ci sono 93 grammi di oro di carta, ndt].

I sistemi a riserva frazionaria collassano quando un numero eccessivo di depositanti, o di titolari di crediti di carta, chiede la consegna. Ed in effetti le operazioni di riserva frazionaria sull’oro, fatte dalla Fed, stanno collassando. Negli ultimi anni i mercati asiatici – ed in particolare quello cinese – stanno chiedendo con sempre maggiore insistenza la consegna fisica dei lingotti che acquistano.

Tutto ciò ha creato un forte senso d’urgenza – tra Fed, Tesoro e Bullion Banks – per scovare, utilizzando ogni mezzo disponibile, il maggior numero possibile di piccoli e deboli possessori d’oro, orchestrando allo scopo un forte calo dei prezzi, al fine di acquisire l'oro fisico da consegnare poi agli acquirenti asiatici.

Il calo di 650 dollari/ozt del prezzo dell'oro – dal massimo di 1.900 dollari/ozt toccato nel Settembre del 2011 – è il risultato di questi sforzi manipolativi, progettati sia per proteggere il dollaro dal Quantitative Easing, che per liberare l’oro fisico necessario a soddisfare le richieste asiatiche.

Ad Aprile del 2013 [periodo di sostanziale calo del prezzo dell'oro], i registi pubblici della Bank of England mostravano un calo di 1.300 tonnellate nelle quantità d’oro presenti nel suo caveau. Questo fatto non è stato né negato né ragionevolmente spiegato dai funzionari della BOE, nonostante le numerose richieste di chiarimenti che erano pervenute. 
Quell'oro era tenuto in custodia, ma non era di proprietà della Bank of England. La verità è che quelle 1.300 tonnellate erano necessarie per effettuare le consegne ai grandi compratori asiatici. Una cosa è che la Fed e la BOE vendano, prendano in prestito o re-ipotechino l’oro tenuto in custodia nei loro caveau, per conto di proprietari che, probabilmente, non ne chiederanno tanto presto la consegna, ben altra cosa è mancare una consegna per gli esigenti acquirenti asiatici.
Mancate consegne d’oro porrebbero un termine alle possibilità manipolatorie della Federal Reserve. Il mondo intero si renderebbe conto che la domanda supera di gran lunga l'offerta, ed il prezzo dell'oro esploderebbe verso l'alto. La Federal Reserve ne perderebbe il controllo, e dovrebbe conseguentemente abbandonare il Quantitative Easing, per evitare il crollo del dollaro, che porrebbe fine, a sua volta, all'egemonia finanziaria degli Stati Uniti nel mondo.

L’ANALISI TECNICA DELLA GOLDMAN SACHS

Lo scorso Aprile, la più forte spinta al ribasso sul prezzo dell'oro cominciò con l’emissione, da parte della Goldman Sachs, di un’"analisi tecnica", che poneva il target-price a 850 dollari/ozt (il prezzo, allora, era di circa 1.650 dollari/ozt). 
La Goldman Sachs, inoltre, fece circolare la notizia – presso le principali società di brokeraggio e gli hedge-funds di New York – che il prezzo dell'oro stava per crollare, esortando gli intermediari a far uscire i loro clienti sia dal mercato dell’oro, che da tutti i “gold trusts”, come ad esempio la GLD o il CEF.

GLD e CEF sono due di quei tipici trusts, che prima acquistano lingotti d’oro e d’argento, e poi emettono delle azioni che ne rappresentano i diritti di proprietà. Le azioni sono commercializzate come un investimento diretto in oro, ma rappresentano, tuttavia, diritti di proprietà che possono essere riscattati solo in grandi blocchi, come ad esempio 100.000 azioni, e forse solo dalle Bullion Banks.

GLD è la più grande ETF [Exchange Traded Firm] che mai si sia costituita nel settore dell’oro, ma non è certamente l'unica. Lo scopo dell’”annuncio” della Goldman era di stimolare le vendite di oro, per amplificare l'effetto al ribasso provocato dalla vendite allo scoperto, effettuate tramite i contratti futures.

La massiccia vendita di questi contratti spinse verso il basso il prezzo dell'oro, e forzò la vendita delle azioni della GLD e delle altre ETF, che furono poi acquistate dalle Bullion Banks, per riscattare l’oro fisico che rappresentavano.
All'inizio del 2013 la GLD deteneva 1.350 tonnellate d’oro. Il 12 Aprile, quando cominciò il pesante intervento di cui sopra, ne deteneva 1.154. Dopo le incursioni condotte nel corso dello stesso mese, i riscatti accelerarono notevolmente al punto che, attualmente, ne restano solo 793 tonnellate.

In poco più di un anno sono state riscattate oltre il 41% delle barre d’oro detenute dalla GLD – la maggior parte dopo l'intervento di metà Aprile. In aggiunta, la Bank of England mise a disposizione il proprio oro, per permetterne l’acquisto da parte delle Bullion Banks, che così miglioravano la capacità di consegnare oro fisico ai compratori asiatici.
La stampa finanziaria, che era solita screditare l'oro [presunto “paradiso sicuro” contro la stampa di valute “fiat”], sosteneva che il calo delle quantità d’oro fisico detenute dalla GLD era un'indicazione che il pubblico lo stava rifiutando come forma d’investimento. In effetti, la manipolazione verso il basso del prezzo dell'oro, per costringere i possessori delle azioni GLD a venderle, fu fatta in modo sistematico.

Ciò consentì alle Bullion Banks di accumulare le azioni necessarie a riscattare [dalla GLD] l’oro di cui necessitavano, per poi spedirlo in Asia, a fronte delle enormi esigenze di consegna. Negli eventi del 6 Gennaio, ad esempio, in un solo minuto, a partire dalle 10.14, furono scambiate azioni GLD pari al 14% del volume totale della giornata, esso stesso più grande di quasi il 35% rispetto alla media generale.

Prima del 2013, la quantità d’oro presente nei caveau della GLD costituiva una delle più grandi riserve al mondo. Il rapido declino di queste quantità rappresenta l’indicatore più evidente della crescente scarsità di offerta di oro fisico. Più il prezzo dell'oro è guidato al ribasso dal mercato dell'oro di carta occidentale [il Comex, ndt], più sale la domanda di oro fisico nei mercati asiatici. Parecchi altri ETF, più piccoli rispetto alla GLD, hanno subito gli stessi sostanziali riscatti. 
Comprese le oltre 100 tonnellate d’oro scomparse dai caveau del Comex nel corso dell'ultimo anno, sono state riscattate [nel corso dello stesso anno] ben oltre 1.000 tonnellate d’oro dai vari ETF e dai caveau delle banche. Inoltre, non si sa bene quanta parte, dell’oro custodito dalle Bullion Banks per conto degli investitori, sia stata re-ipotecata. Tutto quest’oro è stato rimosso dai caveau, ovviamente, per evitare mancate consegne ai commercianti, agli investitori ed ai fondi sovrani asiatici.

CONCLUSIONE

La Federal Reserve sembrerebbe in trappola. Deve creare circa 1.000 miliardi/anno di nuovi dollari, sia per sostenere i prezzi del debito [relativo ai derivati] contratto da quelle poche banche dichiarate "troppo grandi per fallire", che per finanziare il deficit del bilancio federale, troppo grande ormai per essere finanziato dal solo riciclaggio del surplus commerciale dei cinesi e dell’OPEC.

Il problema del Quantitative Easing è che l’enorme creazione di nuovi dollari sta sollevando degli interrogativi tra i detentori americani e stranieri di strumenti finanziari denominati nella valuta statunitense. Essi vedono che i loro beni, espressi in dollari, vengono costantemente diluiti dalla creazione di nuova moneta [per la quale oltretutto non c’è domanda], che non è il frutto di un aumento della ricchezza o del PIL.

Il Quantitative Easing, in effetti, rappresenta una minaccia per il valore del dollaro. La Federal Reserve, temendo che il suo deprezzamento nei riguardi dell’oro si sarebbe diffuso ai mercati valutari, ha fatto ricorso alla manipolazione più estrema.

Quando il prezzo dell'oro raggiunse i 1.900 dollari/ozt, il timore si trasformò in panico, e le manipolazioni per farlo scendere diventarono ancora più intense … ma il prezzo più basso determinò una domanda ancora maggiore, particolarmente in Asia, per soddisfare la quale non erano disponibili quantità d’oro sufficienti.

Avendo creato certificati di possesso in quantità notevolmente maggiore rispetto all’oro fisico disponibile, la Fed decise di utilizzare le sue Bullion Banks per saccheggiare gli ETF [Gold Exchange Traded Funds], ed evitare il default delle consegne in Asia. Il default avrebbe fatto collassare il sistema frazionario concepito per i lingotti d’oro, che aveva permesso alla Fed sia di abbassarne il prezzo, che di proteggere il dollaro dal QE.

Siamo testimoni di come la nostra Banca Centrale, per servire un pugno di banche – cui la deregolamentazione finanziaria ha permesso di diventare “troppo grandi per fallire” – abbia ignorato sia la legalità che l’integrità morale, a scapito della nostra economia e della nostra moneta.

Quando la Fed non avrà più lingotti d’oro da “prendere in prestito” o da re-ipotecare, quando non ci saranno più ETF da saccheggiare, allora dovrà abbandonare i Quantitative Easings, ed il dollaro non potrà che crollare, e con esso il potere egemonico di Washington sul resto del mondo.



Paul Craig Roberts e David Kranzler(*)

Fonte: www.paulcraigroberts.org

Link: http://www.paulcraigroberts.org/2014/01/17/hows-whys-gold-price-manipulation/

17.01.2014

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