Martin Luther King: Un Discorso del 5 Dicembre 1955

[Riproponendo il seguente testo, nuovamente ringraziamo Fulvio Cesare Manara per averci messo a disposizione l'antologia di scritti e discorsi di Martin Luther King da lui curata, Memoria di un volto: Martin Luther King,
Dipartimento per l'educazione alla nonviolenza delle Acli di Bergamo,
Bergamo 2002. Il testo seguente e' quello del discorso tenuto da Martin
Luther King all'assemblea della Montgomery Improvement Association, Holt
Street Baptist Church, Montgomery, Alabama, 5 dicembre 1955. La traduzione italiana e' di Fulvio Cesare Manara, il testo originale e' in The Papers of Martin Luther King, jr, vol. III, Birth of a New Age, December 1955 - December 1956, Clayborne Carson (Ed.), Berkeley, University of California Press, 1997, pp. 71-74.
L'opuscolo da cui riprendiamo il testo reca anche la seguente opportuna nota introduttiva: "Il primo incontro di massa della Montgomery Improvement Association (in sigla: Mia) attrasse molte migliaia di persone nella grande Chiesa Battista di Holt Street, in un quartiere popolato da neri della classe operaia. Sia la chiesa che l'auditorium nel seminterrato erano colmi molto prima che l'incontro avesse inizio, e c'era pubblico all'esterno che poteva ascoltare con altoparlanti. Oltre a cronisti, fotografi e a due troupe televisive, fra i partecipanti erano
presenti anche leader neri di altre citta' dell'Alabama, come Birmingham,
Mobile e Tuscaloosa. L'incontro inizio' con due inni, una preghiera del
reverendo W. F. Alford e una lettura dalla Scrittura (il Salmo 34) del
reverendo U. J. Fields. King poi tenne il discorso che aveva preparato in
fretta prima dell'incontro stesso. Piu' avanti fece riferimento al problema
che ebbe di fronte quando considerava cosa avrebbe detto: "Come avrei potuto tenere un discorso che fosse abbastanza militante da mantenere la gente disposta ad una azione positiva e nello stesso tempo abbastanza moderato da mantenere questo fervore entro limiti controllabili e cristiani? Sapevo che molte persone di colore erano vittime di un'amarezza che facilmente avrebbe potuto crescere fino a proporzioni da diluvio. Cosa avrei potuto dire per assicurarmi che restassero coraggiosi e preparati all'azione positiva e nel contempo privi di odio e risentimento? Avrebbero potuto combinarsi il militante e il moderato in un singolo discorso?" (1). Nel suo discorso, King descrisse i maltrattamenti dei passeggeri neri degli autobus e la disobbedienza civile di Rosa Parks, e poi giustifico' la protesta
nonviolenta facendo appello alla fede cristiana degli afroamericani
nell'amore e nella giustizia, e alla tradizione democratica americana della
protesta legale. Una pausa silenziosa segui' le parole di King, e poi eruppe
in un fragoroso applauso. Il reverendo Edgar N. French della Hillard Chapel
Ame Zion Church presento' Rosa Parks e Fred Daniel, uno studente del College di Stato dell'Alabama arrestato quella mattina con l'accusa di condotta turbolenta (poi ritirata), in quanto si sosteneva che avesse impedito ad una donna di salire su di un autobus. Il reverendo Abernathy lesse poi la risoluzione stesa da lui stesso, da King ed altri della commissione per la risoluzione.
L'assemblea voto' a favore in schiacciante maggioranza, decidendo di "astenersi dal prendere gli autobus... fino a che un qualche accordo fosse raggiunto" con la compagnia degli autobus. King fece poi una richiesta di sostegno economico, e lascio' infine l'assemblea per partecipare con un altro discorso ad un banchetto della Ymca"]


Amici miei, siamo di certo molto lieti nel vedere ciascuno di voi qui questa
sera. Siamo qui stasera per una faccenda grave. In un senso generale, siamo
qui perche' prima di tutto e innanzi tutto siamo cittadini americani, e
siamo decisi ad esercitare la nostra cittadinanza nel suo significato piu'
pieno. Siamo qui anche a causa del nostro amore per la democrazia, perche'
abbiamo la radicata convinzione che la democrazia, quando da un fragile
foglio di carta si traduce nella concretezza di un atto, e' la migliore
forma di governo che esista sulla terra.
Ma siamo qui in un senso piu' specifico, a causa della situazione dei bus di
Montgomery. Siamo qui perche' siamo determinati a fare in modo di correggere questa situazione. Non si tratta di una situazione nuova. Il problema esiste da moltissimo tempo. Da molti anni a questa parte i neri di Montgomery e in molte altre regioni sono stati afflitti dalla paralisi delle paure che li immobilizzano sugli autobus della nostra comunita'.
In cosi' tante occasioni i neri hanno subito intimidazioni e sono stati umiliati e colpiti - oppressi - a causa del puro e semplice fatto di essere neri. Non ho tempo stasera di precisare la storia di questi numerosi casi. Molti di essi sono
ora perduti nella fitta nebbia della dimenticanza, ma almeno uno rimane
fisso innanzi a noi, vivido.
Proprio l'altro giorno, proprio lo scorso martedi' per essere esatti, uno
dei cittadini migliori di Montgomery - non uno dei migliori cittadini neri,
ma uno dei migliori cittadini di Montgomery - e' stato prelevato da un
autobus e portato in prigione ed arrestato, perche' aveva rifiutato di
alzarsi per cedere il proprio posto ad una persona bianca. Ora la stampa
vorrebbe che noi credessimo che ella ha rifiutato di lasciare un posto nella
sezione riservata ai neri, ma io voglio che questa sera voi sappiate che non
esiste una sezione riservata ai neri. La legge non e' stata mai resa chiara
su questo punto. Ora io credo di parlare con autorita' legale - non che
abbia alcuna autorita' legale, ma penso di parlare con un'autorita' legale
alle mie spalle - e affermo che la legge, l'ordinanza, l'ordinanza cittadina
non e' stata mai resa chiara (2).
La signora Rosa Parks e' una brava persona. E, siccome doveva accadere, sono
lieto che sia accaduto ad una persona come la signora Parks, perche' nessuno
puo' dubitare sulla illimitata estensione della sua integrita'. Nessuno puo'
mettere in dubbio l'altezza del suo carattere, nessuno puo' dubitare della
profondita' del suo impegno cristiano e della sua devozione agli
insegnamenti di Gesu'. E sono lieto, visto che doveva avvenire, che sia
avvenuto ad una persona che nessuno puo' definire come un fattore di
disturbo nella comunita'. La signora Parks e' una brava persona cristiana,
modesta, e tuttavia c'e' integrita' e carattere in lei. E proprio perche' si
e' rifiutata di alzarsi, ella e' stata arrestata.
E voi sapete, amici miei, viene un tempo in cui la gente si stanca di essere
calpestata dal tallone di ferro dell'oppressione. Viene un tempo, amici
miei, in cui la gente si stanca di essere immersa nell'abisso
dell'umiliazione, dove si fa esperienza dello squallore di una lamentosa
disperazione. Viene un tempo in cui la gente si stanca di essere scacciata
dallo scintillante sole estivo della vita, e lasciata in piedi in mezzo al
freddo pungente di un novembre alpino. Viene un tempo.
E siamo qui, siamo qui stasera perche' ora siamo stanchi. E voglio dire che
non siamo qui per far ricorso alla violenza. Non lo abbiamo mai fatto.
Voglio che sia noto in tutta Montgomery e in tutta la nazione che siamo
cristiani. Crediamo nella religione cristiana. Crediamo negli insegnamenti
di Gesu'. L'unica arma che abbiamo nelle nostre mani stasera e' l'arma della
protesta. E' tutto.
E certo, certo, questa e' la gloria dell'America, pur con tutti i suoi
difetti. Questa e' la gloria della nostra democrazia. Se fossimo chiusi
dentro la cortina di ferro di una nazione comunista non potremmo far questo.
Se fossimo caduti nella prigione di un regime totalitario non potremmo far
questo. Ma la grande gloria della democrazia americana e' il diritto di
protestare per i diritti. Amici miei, non permettiamo a nessuno di farci
sentire che le nostre azioni sono paragonate a quelle del Ku Klux Klan o a
quelle del "Consiglio dei cittadini bianchi". Non ci saranno croci bruciate,
in nessuna fermata degli autobus di Montgomery. Non ci sara' alcuna persona
bianca spinta fuori dalla sua casa e portata in una strada appartata per
essere linciata per non aver cooperato. Non ci sara' fra noi alcuno che si
alzera' per sfidare la Costituzione di questa nazione. Noi ci siamo riuniti
qui solo a causa del nostro desiderio di vedere esistere il diritto. Amici
miei, voglio che sia noto che stiamo per agire con decisa e coraggiosa
determinazione per ottenere giustizia sugli autobus in questa citta'.
E noi non abbiamo torto, non siamo nel torto in cio' che facciamo. Se noi
siamo nel torto, allora e' nel torto la Corte Suprema di questa nazione. Se
noi siamo nel torto, la Costituzione degli Stati Uniti e' nel torto. Se noi
siamo nel torto, Iddio onnipotente e' nel torto. Se noi siamo nel torto,
allora Gesu' di Nazaret era solo un sognatore utopista, che non e' mai sceso
sulla terra. Se noi siamo nel torto, la giustizia e' una menzogna. L'amore
non ha alcun significato. E noi, qui a Montgomery, siamo ben decisi a
lavorare e a batterci finche' la giustizia non scorrera' come l'acqua, e la
rettitudine come una poderosa corrente (3).
Voglio dirvi che in tutte le nostre azioni dobbiamo tenerci uniti. L'unita'
e' la grande esigenza di quest'ora, e se saremo uniti potremo ottenere molte
delle cose che non solo desideriamo, ma meritiamo giustamente. E non vi
lasciate spaventare da nessuno. Noi non abbiamo paura di quel che facciamo,
perche' lo facciamo nel rispetto della legge. Nella nostra democrazia
americana non c'e' mai un momento in cui dobbiamo pensare di essere nel
torto se protestiamo. Noi ci riserviamo questo diritto. Quando i lavoratori
ovunque in questa nazione si resero conto che sarebbero stati messi sotto i
piedi dal potere capitalistico, non c'e' stato nulla di sbagliato se si sono
organizzati ed hanno protestato per i loro diritti.
Noi, i diseredati di questa terra, noi che siamo stati oppressi tanto a
lungo, siamo stanchi di attraversare la lunga notte della cattivita'. Ed ora
stiamo per uscirne verso l'aurora della liberta', della giustizia e
dell'uguaglianza. Lasciatemi dire, amici, mentre mi accingo a concludere,
per darvi giusto qualche idea sul perche' siamo qui riuniti, che noi
dobbiamo avere - e voglio sottolinearlo, in ogni nostra azione, in ogni
nostra decisione qui stasera e nel corso della settimana -, dobbiamo avere
Dio al centro. Facciamo in modo di essere cristiani in tutte le nostre
azioni. Ma voglio dirvi stasera che per noi non e' sufficiente parlare di
amore, l'amore e' uno dei punti cardine della fede cristiana. C'e' un altro
lato, che si chiama giustizia. E la giustizia e' realmente amore in azione.
La giustizia e' l'amore che corregge cio' che si rivolta contro l'amore.
Lo stesso Dio Onnipotente non e' solo il Dio che sta semplicemente la' e
dice con Osea "Ti amo Israele". Egli e' anche il Dio che si leva di fronte
alla nazione e afferma: "State calmi e sappiate che io sono Dio, e che se
non mi obbedite spezzero' la spina dorsale del vostro potere e vi sbattero'
fuori dall'orbita delle vostre relazioni internazionali e interne" (4).
Schierarsi al fianco dell'amore e' sempre giustizia, e noi stiamo solo
usando gli strumenti della giustizia. Non solo usiamo gli strumenti della
persuasione, ma abbiamo capito che dobbiamo far ricorso agli strumenti della
forza legittima. Questa faccenda non e' soltanto un processo educativo, e'
anche un processo legislativo.
Mentre ci troviamo qui stasera, e mentre ci prepariamo per quel che
accadra', cerchiamo di uscire di qui con una decisa e coraggiosa
determinazione a rimanere tutti uniti. Noi lavoreremo insieme. Quando nel
futuro saranno scritti i libri di storia, qualcuno dovra' dire che proprio
qui, a Montgomery, "c'era un popolo, un popolo nero, capelli crespi e
carnagione scura, un popolo che ha avuto il coraggio morale di alzarsi per
far valere i propri diritti. E cosi' facendo hanno instillato un nuovo
significato nelle vene della storia e della civilta'". E faremo tutto
questo. Dio ci permetta di farlo prima che sia troppo tardi. E mentre
procediamo con il nostro programma, pensiamo a tutto questo.
*
Note
1. King, Stride toward Freedom: The Montgomery Story, New York, Harper &
Row, 1958, pp. 59-60. Le citazioni che King fa dal discorso in quest'opera
(pp. 61-63) differiscono un poco dalle sue effettive parole.
2. Per abitudine gli autisti degli autobus potevano richiedere ai passeggeri
neri di spostarsi indietro, una fila alla volta, quando la precedente
sezione bianca era pienamente occupata e altri passeggeri bianchi dovevano
prendere posto.
3. Amos, 5, 24.
4. King si riferisce a Osea, 11, 1. Si riferisce probabilmente anche al
Salmo 46, 10.




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