Fermare la macchina
di Henry David Thoreau

H. D. Thoreau, Disobbedienza civile, a cura di G. Miglio,
Mondadori, Milano 1993, pp.52-57
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Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere contenti di obbedirvi, o dobbiamo tentare di emendarle, obbedendovi fino a quando non saremo riusciti nel nostro intento, oppure ancora dobbiamo trasgredirle da subito? Generalmente gli uomini, con un governo come questo, pensano di dover aspettare fino a quando avranno persuaso la maggioranza a modificare tali leggi. Ritengono che, se opponessero resistenza, il rimedio sarebbe peggiore del male. Ma è colpa del governo stesso, se il rimedio è peggiore del male. È lui a renderlo peggiore. Perché non è più propenso a prevenire, e a provvedere alle riforme? Perché grida e oppone resistenza prima di essere ferito? Perché non incoraggia i suoi cittadini a stare all'erta al fine di evidenziare i suoi errori, e a fare meglio di quanto lui indurrebbe a fare? Perché sempre crocifigge Cristo, scomunica Copernico e Lutero? e dichiara ribelli Washington e Franklin?
Sembrerebbe che una deliberata e concreta negazione della sua autorità sia l'unico governo che il governo non ha mai contemplato; se così non fosse, non avrebbe forse dovuto stabilire per questo una pena definita, adeguata e commisurata? Se un uomo privo di averi rifiuta una sola volta di guadagnare nove scellini per lo Stato, viene messo in prigione per un periodo di tempo che non è stabilito da nessuna legge che io conosca, e che è determinato soltanto dalla discrezione di colui che lo ha messo dentro; ma se rubasse novanta volte nove scellini allo Stato, in poco tempo gli sarebbe consentito di tornare in libertà.
Se l'ingiustizia fa parte del necessario attrito della macchina del governo, lasciamo correre, lasciamo correre; forse esso si attenuerà - di sicuro la macchina si logorerà. Se l'ingiustizia ha una molla, una puleggia, una corda, o una manovella esclusivamente per sé, allora si può forse considerare se il rimedio non sia peggiore del male. Ma se è di natura tale da imporvi di essere agente di ingiustizia nei confronti di un altro, allora, perbacco, si infranga la legge. Che la vostra vita faccia da controattrito per fermare la macchina. Ciò che debbo fare è accertarmi, in ogni caso, che non mi sto prestando al male da me condannato.
Quanto all'adottare i sistemi che lo Stato ha predisposto per porre rimedio al male, io di tali sistemi non ne conosco. Richiedono troppo tempo, e ci vorrebbe una vita intera. Non sono venuto a questo mondo soltanto per farne un buon posto nel quale vivere, ma per viverci, buono o cattivo che sia. Un uomo non deve fare tutto, ma qualcosa; e poiché non è in grado di fare tutto, non per questo è necessario che debba fare qualcosa di sbagliato. Non è affar mio presentare petizioni al governatore o all'Assemblea legislativa, non più di quanto sia affar loro rivolgere petizioni a me; e se non ascoltassero la mia petizione, cosa dovrei fare allora? Ma in questo caso lo Stato non ha previsto alcuna soluzione: il male sta nella sua stessa Costituzione. Quello che dico potrà risultare sgradevole e ostinato, e tutt'altro che conciliante, ma invece è trattare con la massima gentilezza e considerazione quell'unico spirito che possa apprezzarlo o meritarlo. Di questo genere è ogni cambiamento per il meglio, come la nascita e la morte, che sconvolgono il corpo.
Non esito ad affermare che quelli che si chiamano abolizionisti dovrebbero immediatamente ritirare in modo effettivo il loro appoggio, sia di persona che in termini di proprietà, al governo del Massachussets, e non aspettare fino a quando costituiranno grazie a un solo voto la maggioranza, per lasciare che il giusto prevalga tramite loro. Ritengo sia sufficiente che essi abbiano Dio dalla loro parte, senza aspettare nient'altro. Inoltre, qualsiasi uomo più giusto dei propri vicini costituisce già una maggioranza di uno.
Ho rapporti con il governo americano, o con il suo rappresentante, il governo di questo Stato, in modo diretto, e faccia a faccia, una volta all'anno - non di più - nella persona dell'esattore delle tasse; questo è l'unico modo in cui un uomo nelle mie condizioni vi ha a che fare per forza. E allora lo Stato dice chiaramente: "Riconoscimi". E nell'attuale stato delle cose, il modo più semplice, più efficace, e assolutamente necessario di trattare con esso su questo punto critico, esprimendo la vostra scarsa convinzione e il vostro poco amore nei suoi confronti, è dire di no in quel momento. Il mio civile vicino, l'esattore, è proprio la persona che devo affrontare - poiché, dopo tutto, è con gli uomini, e non con la pergamena che io litigo - e lui ha volontariamente scelto di essere un rappresentante del governo. Come potrà sapere con precisione chi è e cosa fa, come ufficiale del governo, fintantoché è costretto a chiedersi se deve trattare me, suo vicino, per il quale egli ha rispetto, come un vicino e una persona ben disposta, oppure come un pazzo e un disturbatore della quiete pubblica, e a capire se può superare questo intralcio alla sua affabilità senza bisogno di pensieri o discorsi più insolenti o impetuosi che corrispondano alla sua azione? Vi posso assicurare che, se mille, se cento, se dieci uomini, dei quali potrei fare i nomi - se dieci uomini onesti soltanto - sì, se un solo uomo onesto, in questo Stato del Massachussets, cessando di tenere gli schiavi, si ritirasse seriamente da questa associazione, e fosse per questo rinchiuso nella prigione della contea, ciò significherebbe l'abolizione dello schiavismo in America. Perché non conta quanto esiguo l'inizio possa sembrare: quello che è ben fatto una volta è fatto per sempre. Ma preferiamo stare lì a parlarne: la definiamo la nostra missione. La riforma ha un gran numero di giornali al proprio servizio, ma non un solo uomo. Se il mio stimato vicino, l'ambasciatore dello Stato, che dedicherà i suoi giorni a definire la questione dei diritti umani in Camera di consiglio, invece di essere minacciato dalle prigioni della Carolina fosse fatto prigioniero nel Massachussets, questo Stato così ansioso di attribuire allo Stato fratello il peccato della schiavitù - sebbene al momento esso possa rivendicare solo un atto di inospitalità alla base della controversia con la Carolina - l'Assemblea legislativa non rinvierebbe l'intero argomento all'inverno successivo.
Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la prigione. Oggi, il posto giusto, il solo che il Massachussets garantisce agli spiriti più liberi, è nelle sue prigioni: essere espulsi, estromessi dallo Stato per sua stessa legge, così come essi si sono autoespulsi con i loro stessi principi. È lì che loo schiavo in fuga, il prigioniero messicano rilasciato sulla parola, e l'indiano venuto a denunciare le ingiustizie subite dalla sua razza, li troverebbero; su quel suolo separato, ma più libero e onorevole, nel quale lo Stato mette quelli che non sono con lui, ma contro di lui: la sola dimora, in uno Stato schiavo, in cui un uomo libero può abitare con onore.

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