HA’ARETZ TEL AVIV
26 marzo 2012

Ashton-Israele, una tempesta in un bicchier d’acqua
di Gideon Levy
Traduzione di Andrea Sparacino

La dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera dopo la strage di Tolosa ha scatenato reazioni spropositate in Israele. Insistere col vittimismo è inutile controproducente.

Come se l’orrore di Tolosa non fosse abbastanza, come se il sospetto che Al Qaeda sia coinvolta nell'attacco non fosse abbastanza, come se le continue critiche a Israele non fossero abbastanza, ci siamo inventati un altro nemico immaginario: Catherine Ashton, capo della diplomazia dell’Unione europea.

Ashton ha rilasciato alcune dichiarazioni di dubbio gusto sui bambini uccisi a Tolosa, mischiando imprudentemente le vittime degli incidenti stradali (Belgio), quelle della guerra (Siria, Gaza e Sderot) e quelle dell’odio razziale (Francia). Immediatamente – in senso letterale – Israele ha scatenato un pandemonio internazionale nonostante il grande sostegno espresso dalla Francia – in primis dal suo presidente – alla comunità ebraica.

Figura marginale ma apparentemente animata da buone intenzioni, Ashton si è semplicemente espressa nel modo sbagliato. È evidente che aveva buoni propositi, come è chiaro che non è assolutamente anti-israeliana. Per averne la prova basta ascoltare per intero le sue dichiarazioni. Ashton ha espresso tristezza per la sorte di bambini uccisi brutalmente, come fanno spesso i politici. La reazione sdegnata di Tel Aviv, orchestrata dal premier e dal ministro degli esteri e sostenuta da una schiera di giornalisti ed esperti, è sbagliata e inutile non meno delle dichiarazioni dell’Alta rappresentante.

Se Ashton fosse stata un rappresentante del governo degli Stati Uniti, nessuno l’avrebbe attaccata in questo modo. Questa offensiva è chiaramente sospetta, e molto probabilmente non è in buona fede. È probabile che ancora una volta Israele stia strumentalizzando un passo falso per aumentare ulteriormente il senso di colpa degli altri, per alimentare la paura dei politici mondiali e degradare sempre di più lo scenario politico internazionale.

Oggi Israele si scaglia contro le parole di Ashton come fosse l’Anti-defamation league. Le implicazioni sul lungo perodo sono molto pericolose. In futuro Ashton, che non è mai stata una nemica di Israele quanto piuttosto il tipico politico europeo convinto che l’occupazione israeliana debba finire, probabilmente starà più attenta, ma coverà inevitabilmente un sentimento di rancore nei confronti dello stato israeliano per averla umiliata. E non è certo una buona cosa per Israele.

Noi siamo diversi

Non è ammesso che lo stato ebraico sia paragonato a qualcos’altro, né al Sudafrica dell’apartheid né a qualunque altro stato oppressore o regime colonialista del presente o del passato. Noi siamo sempre diversi dagli altri. I bambini di Sderot sono diversi dai bambini di Gaza. I bambini di Tolosa non devono essere paragonati agli altri bambini che vengono massacrati altrove in nome dell’odio nazionalista. I nostri bambini sono diversi, e devono esserlo non solo per noi (come in un certo senso è naturale) ma anche per il resto del mondo. Questa è la nostra richiesta insindacabile. La sofferenza dei palestinesi non dev’essere assolutamente paragonata alle altre lotte per la liberazione in tutto il mondo. Chiunque oserà metterci sullo stesso piano degli altri la pagherà cara.

Basterà un giorno a dimenticare il mini-scandalo Ashton. Israele celebrerà un’altra microscopica vittoria, ma le scorie resteranno. Non è Ashton ad aver perso la testa, ma Israele, che continua a recitare con toni stucchevoli la parte dell’eterna vittima. E tutto ciò mentre il mondo piange i morti di Tolosa ed esprime solidarietà allo stato ebraico.