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martedì 11 dicembre 2012 11:10

Sulla Palestina, Israele va nel pallone
di Emma Mancini



Confusione ai vertici della politica israeliana: Netanyahu accusa il mondo di favoritismo verso i palestinesi, Peres invoca i negoziati. E la UE pensa a misure anti-Tel Aviv.

Betlemme, 11 dicembre 2012, Nena News - Israele è andato nel pallone. La confusione regna nelle stanze del potere israeliano dopo il voto favorevole delle Nazioni Unite all'ammissione della Palestina come Stato non membro.

Nonostante nei fatti la risoluzione dell'Assemblea Generale non ha cambiato nulla, se non in peggio (Israele ha immediatamente avviato il famigerato progetto per la creazione di migliaia di unità abitative per coloni in area E1), Tel Aviv appare disorientato in vista delle elezioni nazionali del 22 gennaio. Ieri il premier Benjamin Netanyahu ha accusato la comunità internazionale di favoritismo nei confronti della Palestina e di utilizzare un doppio standard: da una parte condanna le colonie israeliane in Cisgiordania, ma dall'altra tace sul diniego palestinese a riprendere i negoziati di pace.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del primo ministro sono stati gli appelli lanciati nei giorni scorsi da Fatah ed Hamas: le due principali fazioni palestinesi si stanno lentamente avviando sul sentiero dell'unità nazionale. La riconciliazione tra i due partiti, secondo Netanyahu, sarebbe pericolosa per la sicurezza di Israele in quanto riconoscerebbe un potere ulteriore al nemico Hamas. Domenica il leader del movimento islamista, Khaled Meshaal, ha detto a chiare lettere che Hamas non intende riconoscere Israele.

Ma prima, a scatenare la rabbia di Netanyahu, ci aveva pensato l'Unione Europea: dopo l'annuncio della costruzione in area E1, tra Gerusalemme e il Mar Morto, molti governi europei hanno convocato gli ambasciatori israeliani per condannare la decisione, ritenendola un mezzo per bloccare sul nascere la creazione di uno Stato di Palestina. E quindi per dire addio alla soluzione a due Stati.

Su un binario opposto viaggia il presidente israeliano Peres che domenica ha chiesto che il nuovo governo israeliano, figlio delle elezioni del 22 gennaio, riprenda immediatamente i negoziati con la Palestina. In un'intervista con il giornale tedesco Der Spiegel, Peres ha detto che è tempo di guardare avanti: "Dobbiamo perdonare i peccati del passato e smettere di accusarci a vicenda. Dobbiamo subito riprendere i negoziati, e con subito intendo dopo il voto".

Sulla questione delle colonie, Peres è stato perentorio: "Ci saranno due Stati e tre blocchi di colonie, per ognuno dei quali garantiremo ai palestinesi pezzi di terra di eguale grandezza".

A gettare ulteriore benzina sul fuoco israeliano, ci è messa anche l'Unione Europea. I 27 Stati membri hanno studiato ieri a Bruxelles le possibile misure da prendere nei confronti di Tel Aviv perché fermi l'espansione coloniale in Cisgiordania. Una discussione che ancora non pare concretizzarsi, per le posizioni divergenti dei 27 Paesi della UE.

Come spesso è accaduto in passato, l'Europa preferisce aspettare: "Vediamo cosa accade dopo le elezioni e se davvero Israele inizierà i lavori in area E1", ha commentato da Bruxelles un membro della delegazione francese.

"I governi europei individualmente e collettivamente esprimono la loro frustrazione per le politiche adottate da Israele - ha detto Menzies Campbell, parlamentare britannico - Ma finora tale frustrazione non si è tradotta nella determinazione di assumere misure, ad esempio sanzioni economiche. Le ragioni sono varie. Il desiderio di non offendere gli americani, il senso di colpa per l'Olocausto e in generale i diversi punti di vista dei 27". Nena News

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