Fonte: DFLP
http://www.palestinarossa.it/
8 Gen 2014

"Il Rapimento dei Soldati Israeliani è la Soluzione" così Samer al-Issawi

Nella sua prima intervista l'ex prigioniero Samer al-Issawi, che ha messo in scena il più lungo sciopero della fame della storia, ha dichiarato che "il modo migliore per liberare i prigionieri è rapire i soldati israeliani per poterli scambiare". E ha aggiunto: "giuro che non ci riposeremo fino alla liberazione di tutti i prigionieri".

Samer ha criticato il concetto di "sentirsi orgogliosi di avere detenuti che hanno trascorso 25 o 30 anni nelle carceri israeliane", senza porsi come obbiettivo la loro liberazione. "Il fatto che quei prigionieri continuino ad essere in carcere è una vergogna", ha continuato, chiedendo inoltre che i leader si impegnino seriamente per la loro liberazione. Rispetto alla sua proposta per ottenere la liberazione dei detenuti palestinesi, ha commentato: "non vogliamo vederli scontare la pena. Vogliamo liberarli e per farlo occorre rapire soldati israeliani, altrimenti lo scambio non funzionerebbe. Apprezziamo il lavoro svolto dalla dirigenza palestinese per liberare i prigionieri veterani ma non c'è alcuna differenza tra un veterano e un nuovo prigioniero, dobbiamo lavorare per liberarli tutti". Samer al-Issawi ha rivolto un saluto ai parenti dei martiri, dei feriti e dei prigionieri e ha mandato loro un messaggio: "ci incontreremo a Gerusalemme, nella spianata di al-Aqsa, senza ritirarci di un solo passo, vis-à-vis con la forza occupante". Le autorità israeliane hanno liberato Samer al-Issawi (34 anni) il 23 dicembre scorso a seguito di un accordo con le autorità penitenziarie secondo il quale Samer avrebbe interrotto il suo sciopero della fame durato oltre 9 mesi a condizione di ottenere la liberazione 8 mesi dopo e il ritorno alla sua famiglia a Gerusalemme Est. Le autorità israeliane avevano cercato di interrompere lo sciopero di Samer attraverso vari tentativi, per paura - a detta delle stesse autorità - "che esplodesse la violenza nei territori occupati nel caso in cui Issawi fosse morto durante lo sciopero". Samer aveva rifiutato diverse offerte israeliane che lo avrebbero obbligato alla deportazione. Le forze di occupazione avevano liberato Al-Issawi nel 2011 sulla base dell'accordo di scambio di prigionieri con il movimento di Hamas, ma successivamente lo avevano ri-arrestato con il pretesto di aver violato le condizioni per la sua liberazione e decidendo quindi di fargli scontare il resto della sua precedente reclusione di 20 anni a causa della sua militanza nei ranghi del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e gli attacchi che il movimento avrebbe organizzato contro alcuni veicoli israeliani. Samer Al-Issawi ha ringraziato tutti coloro che sono stati al suo fianco durante il suo sciopero e ha affermato: "Saluto i figli del mio popolo perché ho trionfato grazie alla loro lotta", e ha sottolineato: "le autorità carcerarie israeliane hanno deliberatamente ritardato la mia liberazione per privare la mia gente della sua gioia, ma mentre noi stiamo celebrando questa vittoria, loro assaporano una sconfitta". Ha poi fatto appello all'unità nazionale e ha affermato: "Chiedo a tutti i palestinesi nei territori occupati e in esilio di unirci in modo da poter vincere". Samer ha chiesto al mondo di volgere lo sguardo alle sofferenze del popolo palestinese, un prodotto del terrorismo sionista, e ha chiesto il sostegno ai palestinesi per esercitare il loro diritto di vivere con dignità nella loro terra, lontano dalle divisioni territoriali e senza posti di controllo militari. Riguardo i prigionieri ha dichiarato: "sono migliaia dietro quelle miserabili sbarre che aspettano il giorno della propria liberazione e il ricongiungimento con la propria famiglia e i cari". Ha poi aggiunto che ci sono molti detenuti che hanno il cancro, come Muntaser Radad e Yusri al-Masri, e ha avvertito che potrebbero morire in qualsiasi momento. Samer ha poi concluso:"Mia madre ha fatto molto per la mia liberazione", e ha aggiunto che "la mia determinazione durante lo sciopero è un prodotto dell'educazione che mia madre mi ha dato. Quello che mi ha spinto ad andare in sciopero sono state le migliaia di martiri e feriti che si sono sacrificati per la nostra libertà e per coloro che sono stati liberati affinchè non vengano nuovamente imprigionati".

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