PROSTITUZIONE DI STATO
VERSO LE CASE FARMACEUTICHE E I VACCINI
  Stop all’accanimento contro Cesare Battisti
e alla tortura
nelle carceri
contropiano.org- 26 Giugno 2021 - La rovina dell’Italia siete voi: Franco Grondona, dirigente storico della Fiom, insieme alla delegazione delle Rappresentanze Sindacali dello stabilimento ex-Ilva di Cornigliano, a 74 anni si dice comunque orgoglioso dell’azione dei lavoratori dell’acciaieria, 981 in tutto.

Non sono stati sufficienti “il coraggio, la grinta, la determinazione e la volontà” dimostrati in questa terza giornata di sciopero consecutiva, con blocchi e cortei nel ponente genovese mercoledì e venerdì. Di fronte a loro i lavoratori dell’ex-Ilva hanno incontrato “una palude nebbiosa, oscuri poteri che fanno i prepotenti con i deboli” afferma il leader della FIOM, ma forse è più efficace il coro che in questi giorni ha caratterizzato le iniziative di lotta, cantato a squarciagola dagli operai: “siete voi, siete voi, la rovina dell’Italia siete voi!”. Un giudizio netto, su una classe politica indecente che ha abdicato al suo ruolo di cerniera con la società civile e che ha derubricato il conflitto sociale a mera questione di ordine pubblico, con le forze dell’ordine a difendere il “fortino assediato” dei palazzi del potere chiusi ai lavoratori. Questa classe dirigente è frutto di un modello di sviluppo che ha mostrato tragicamente le sue storture con più evidenza nel capoluogo ligure rispetto ad altre città, in cui gli interessi del privato si sono letteralmente mangiati il patrimonio pubblico, speculandoci sopra senza uno straccio di visione del futuro e di cui l’era Riva è stata una dimostrazione lampante.


Rinuncia al brevetto e licenza obbligatoria in Corona Times

Il vaccino è un bene comune. Verso la giornata di lotta dell’11 marzo

Nessun profitto sulla pandemia Appello alla mobilitazione

Mobilitiamoci contro
le speculazioni
delle multinazionali sui vaccini

Una persona onesta oggi non dovrebbe definirsi europeista senza vergognarsi

lantidiplomatico.it - 12 Febbraio 2021 - Diego Bertozzi - Il draghismo ha inizio - Come se fosse una banale nota di costume, La Repubblica poi ci rende edotti del metodo Draghi: riunioni segrete in caserma e posti chiave per i "propri" uomini. È bastato un anno intero di supplenza tecnica (quella virale e medica) alla politica, per rimpiombare alle stanze segrete dell'imperatore di Bisanzio ed ai prossimi decreti reali promulgati "ex certa scientia"...

lantidiplomatico.it - 03 Febbraio 2021 10:00

Il Triplo Stato
di Gianpasquale Santomassimo

Le ultime presidenze della Repubblica, quelle di Napolitano e Mattarella, evidenziano come la lealtà che prevale è quella al vincolo esterno che promana da Bruxelles assai più che la fedeltà alla Costituzione repubblicana, ormai messa da un canto e negletta.

Un governo di tregua sociale come quello diretto da Giuseppe Conte, che aveva visto emergere una forma di relativa autonomia e di relativo recupero di elementi se pur fragili di sovranità nazionale era divenuto intollerabile, una parentesi che andava chiusa al più presto e con tutti i mezzi. Forzando tutte le regole costituzionali e quelle del decoro politico, affidandosi al killeraggio di una piccola accolita di malviventi e traffichini, consentendo farsesche consultazioni "programmatiche" utili a fare melina prima di sferrare il colpo programmato e concordato con la chiamata di Mario Draghi.

Ora il cerchio si chiude, la politica nazionale viene commissariata, il dominio di lorsignori torna incontrastato, gli affaristi potranno tuffarsi con voluttà nel malloppo che a breve dovrebbe arrivare.

Esortazione a prendere l'Italia e a liberarla dai barbari.

Composto probabilmente nel 1516 come la lettera dedicatoria a Lorenzo de' Medici, il capitolo conclusivo del trattato è una appassionata e retorica esortazione ai signori di Firenze perché si mettano alla testa di un moto di riscossa nazionale e guidino una sorta di ribellione armata contro gli eserciti stranieri che percorrono l'Italia e ne causano, secondo la visione dell'autore, la decadenza politica e militare, azione per cui egli vede un momento straordinariamente propizio. Nonostante il carattere velleitario e decisamente utopistico dell'auspicio espresso dallo scrittore, la pagina anticipa tante analoghe trattazioni di autori del periodo successivo e rappresenta una presa di posizione risentita e appassionata contro la crisi politica che affliggeva l'Italia del primo Cinquecento, di cui Machiavelli ha una coscienza assolutamente lucida.

A ognuno puzza questo barbaro dominio, era necessario che la Italia si riducesse nel termine che ella è di presente, e che la fosse più stiava che gli Ebrei, più serva ch’e’ Persi, più dispersa che gli Ateniesi; sanza capo, sanza ordine; battuta, spogliata, lacera, corsa. Vedesi come ella prega Dio, che le mandi qualcuno che la redima da queste crudeltà ed insolenzie barbare, vedesi ancora tutta pronta e disposta a seguire una bandiera, pur che ci sia uno che la pigli.

L'esortazione finale ai Medici di Niccolò Machiavelli - da Il principe, capitolo XXVI